Una selezione di capolavori dellAccademia (chiusa per restauri) esposta da oggi al Palazzo della Ragione Un grande collezionista del Settecento con la passione per il Rinascimento italiano. Un uomo della Restaurazione amante della pittura veneta e dei romantici. Un patriota liberale, senatore del regno, con il pallino per la scuola toscana e quella fiamminga. E un celebre storico dellarte del Novecento a cui piaceva soprattutto il barocco romano. Sono loro i protagonisti della mostra che lAccademia Carrara di Bergamo a soqquadro per lavori di restauro destinati a durare ancora un paio danni propone allestendo un gruppo di opere in trasferta nella Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione, concentrate sui nomi di quattro conoscitori lungimiranti che, in tre secoli di storia, hanno foraggiato lAccademia con i loro amati lasciti. Nellordine: Giacomo Carrara, bergamasco nato nel 1714, fondatore dellAccademia, concepita come Galleria con annessa Scuola di pittura in cui riversò centinaia di opere dalla collezione di famiglia; il conte Guglielmo Lochis, classe 1789, donatore con il cuore in mano, che preferì regalare i capolavori di Tiepolo, Bellini e Guardi alla sua città natale piuttosto che alla National Gallery di Londra ansiosa di portarseli a casa; il politico Giovanni Morelli che nellOttocento radunò esempi illustri del gotico fiorito; e Federico Zeri, romano, classe 1921, grande storico dellarte moderna che alla Carrara dispensò 46 opere dal Quattro allOttocento, tutte sculture di soggetto classicheggiante come una Venere di Chinard dalle movenze sexy. Distillati nellallestimento disegnato a suo tempo dallarchitetto Mario Botta per lantologica di Gianfranco Ferroni, ecco allora una trentina di pezzi che raccontano una lunga vicenda del gusto e del mecenatismo, animata dai maestri lombardi adunati dal Carrara, come Moroni "il tenebroso" o Fra Galgario ritrattista dellhigh society del Settecento, seguiti dalle scelte raffinate di Lochis immortalato dal Piccio in un affettuoso ritratto da pittore riconoscente, vicino a una Venezia di Guardi che buca la parete. Da non perdere una Madonna di Bellini adorata da Morelli, che piega le ginocchia per la dolcezza che stilla.