A Taranto il sogno resta quello del fondatore: una sintesi della Magna Grecia A tre anni dalla riapertura, il monumento è candidato a diventare patrimonio Unesco Dagli ori del primo piano, alla desolazione dei reperti chiusi nei depositi: "Mancano i fondi" Era il 21 dicembre 2007 quando, dopo sette anni di lavori, il piano terra e alcune sale del primo piano del Museo Archeologico di Taranto vennero riaperte al pubblico. Fu una festa allinsegna di una garanzia: in tempi brevi lopera sarebbe stata portata a compimento. Sono passati tre anni, ma la situazione è congelata nel tempo. Niente è cambiato. Neanche oggi che il Marta si è appena candidato a diventare un monumento Unesco. Se al primo piano è possibile visitare levoluzione di Taras dal IV a. C. fino alla conquista romana e allalto medioevo, il secondo piano è inaccessibile. Desolato. «Tutto è legato alla disponibilità di risorse. A una questione di fondi che, secondo laccordo quadro della Regione, dovrebbero essere imminenti. Già nei primi mesi del 2011 contiamo di completare il primo piano e il secondo» spiega Teresa Elena Cinquantaquattro, soprintendente archeologo. Nel frattempo, quello che non ha trovato spazio in questo primo allestimento è conservato nei depositi. Mille, duemila, tremila: non è possibile fare una stima precisa dei reperti. «A Taranto confluiscono gran parte dei materiali sequestrati dalle forze dellordine alle altre province e regioni. È un patrimonio immenso, destinato a crescere continuamente anche perché le ricerche non si fermano mai» spiega Cinquantaquattro. E così nei depositi, che si trovano anche a Foggia, Bari e Lecce, sono disseminati ritrovamenti che da anni attendono di essere esposti. «Non avrebbe comunque senso esibire tutto, è necessario operare una selezione e presentare il materiale secondo un filo conduttore» commenta Cinquantaquattro. Poco importa che numerosi mosaici pavimentali romani siano accatastati nella parte ancora incompleta del primo piano, appoggiati ai muri e avvolti nella plastica. Sembra che, in oltre trentasei mesi, non ci sia stato tempo neppure per scartarli, per toglierli da questa discreta precarietà. Eppure non ci sarebbe da stupirsi molto. La storia del Museo è sempre stata legata alla sorte. Fin da quando venne immaginato dallarcheologo Luigi Viola che, inviato a Taranto nel 1880, fece iniziare i primi scavi nel Borgo Nuovo. Grazie a lui venne riscoperta la cinta muraria della Taranto greca. Sempre grazie alle sue richieste, nel 1887, un Regio Decreto del 3 aprile, firmato da Re Umberto I di Savoia, istituì il Museo nazionale archeologico. Linaugurazione ufficiale, però, avvenne solo 18 anni dopo. Nei decenni seguenti, i materiali furono riorganizzati più e più volte. Negli anni Trenta con Bartoccini prima, e con Drago poi. Nei Cinquanta con Carlo Ceschi e nel 1963 con Degrassi cui si deve una sostanziale riorganizzazione. Adesso, a distanza di quasi cinquantanni, le bacheche del primo piano mostrano con severa bellezza gli ori di Taranto, conosciuti in tutto il mondo e recentemente esposti a Shangai, per la 41esima Expo mondiale. Un diadema con motivi floreali e pietre dure, una coppia di orecchini a testa di leone sono solo alcune delle bellezze conservate. Lucide e pulite raccontano cosa fosse larte orafa, la precisa lavorazione fatta di cesellatura e granulazione, in età ellenistica. Non meno belli sono i vasi figurati e le antiche monete che, accuratamente esposti, continuano ad attirare ogni anno 60mila visitatori. Non pochi, soprattutto perché dalla riapertura lesposizione non ha ampliato la sua offerta stabile. In questi anni, fortunatamente, a tener vivo il museo ci hanno pensato le mostre, ultima delle quali La vigna di Dioniso che verrà riaperta, personale permettendo, per il periodo natalizio. In cantiere cè anche un allestimento legato ai 150 anni dellUnità dItalia per raccontare come la collezione del Museo negli anni sia stata ingrandita e modificata. «Anche qui - ammette Cinquantaquattro - è sempre una questione di fondi». Gli stessi che hanno segnato la storia del museo. Fatta, fin dal suo inizio, da luci e da ombre. E in attesa, dal 2007, di una soluzione che dia splendore al sogno che guidò Viola: creare un Museo della Magna Grecia.
BARI - Luci e ombre tra le bacheche dellarcheologia. Il museo candidato a diventare patrimonio dellUnesco. I tesori ritrovati del Marta e quelli sepolti nei depositi
Riassunto in 200 parole:
Il Museo Archeologico di Taranto è stato riaperto al pubblico nel 2007, ma dopo tre anni la situazione è ancora congelata. Il secondo piano è inaccessibile a causa della mancanza di fondi. I reperti conservati nei depositi sono stati sequestrati dalle forze dell'ordine e dalle altre province e regioni. Il direttore del museo, Teresa Elena Cinquantaquattro, spiega che non è possibile fare una stima precisa dei reperti e che è necessario operare una selezione per presentare il materiale secondo un filo conduttore. I reperti sono stati accumulati nel corso degli anni, con diverse riorganizzazioni del museo.
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