Serrata dei ristoratori e locali al buio Grembiuli gialli, arancioni e neri. Cappelli da chef e tovaglioli. Camicie bianche e facce preoccupate. Mani, 1400 mani che stringono un drappo nero, lungo cinque chilometri, che taglia il lungomare da Posillipo a Castel dellOvo. Il colpo docchio è immediato. Va in scena il primo atto della protesta dei ristoranti del lungomare. Una protesta e un ultimatum al Comune: «Abbiamo listato a lutto il lungomare di Napoli perché senza un piano di rilancio turistico la città rischia di morire, sommersa dai rifiuti. Chiediamo al Comune, di organizzare entro sette giorni un tavolo, con Asl e Soprintendenze, per sviluppare un progetto di rilancio della città». Oltre 700 dipendenti di bar, ristoranti e chalet, ieri, alle 13 hanno occupato il lungomare. Allinizio erano 34 (quelli aderenti ai Consorzi Borgo Partenope e Caracciolo-Mergellina) i promotori della protesta contro la crisi dei rifiuti, la mancanza di progetti per il turismo e le lungaggini burocratiche per i permessi per gazebo e tavolini sui marciapiedi. Ma ieri hanno scioperato in oltre 50. Oltre alla manifestazione con il drappo a lutto, per tutta la giornata, i locali sono rimasti chiusi. E ieri sera sono state spente anche le insegne che illuminano via Caracciolo e via Partenope. Una giornata di stop, che costerà alle casse dei locali un mancato incasso tra i 200 e i 300 mila euro, oltre agli stipendi per i dipendenti, che saranno pagati nonostante il giorno di sciopero. «La crisi dei rifiuti - spiega Carmine Bucci, presidente dei Consorzi - ha causato un calo del 35 per cento nelle prenotazioni da parte dei tour operator che stanno indirizzando i turisti in Costiera o in altre zone della Campania». I ristoratori, fa sapere Bucci, differenziano i rifiuti che producono e «hanno proposto di realizzare degli impianti che consentano di ridurre quelli alimentari al 10 per cento». Per ottenere il rimborso del 40 per cento della Tarsu e per il danno di immagine per lultima emergenza rifiuti, i due Consorzi si sono anche affidati allavvocato Carlo Claps e alla Aidacon, associazione di consumatori, e hanno presentato una class action contro il Comune. La protesta però non é solo "scenografia". Ci sono una serie di proposte operative. Gestori e proprietari dei locali hanno anche realizzato un programma di eventi per il rilancio del turismo e una serie di richieste. «Per esempio chiediamo che le auto vengano parcheggiate dallaltro lato della strada - accenna Valerio Tremiterra, titolare del ristorante "Fresco" - e di poter chiudere al traffico un tratto di lungomare, almeno due volte a settimana, per organizzare eventi anche in strada». Accanto ai manifestanti, il presidente della I Municipalità, Fabio Chiosi: «Mi auguro che il Comune sappia cogliere lo spunto positivo della manifestazione e aprire un tavolo di confronto serio e produttivo». E ad essere preoccupati non sono solo gli imprenditori. «Se i locali rischiamo di chiudere, noi rischiamo il posto di lavoro. Molti di noi arrivano dal mondo della fabbrica. Abbiamo accettato di cambiare lavoro e ora siamo di nuovo sullorlo della crisi», dice Massimo Avolio, 35 anni, cameriere di "Antonio e Antonio", a mille euro al mese. Pasquale B., 40 anni, anche lui cameriere: «Laltra sera volevo portare mio figlio a mangiare una pizza e lui mi ha detto: "Papà non spendere soldi per me, tu rischi il posto di lavoro". I nostri figli non possono crescere con questa paura». E Carmine Talamo, chef da 20 anni (sulla divisa si legge "cuoco napoletano"): «Con la crisi, la prima cosa che tagliano è il personale. Speriamo che questa protesta serva davvero e che non duri solo un giorno».