Il presidente genovese Alberto Beniscelli: oggi è molto più forte la necessità di arginare lo scempio del territorio «Cinquantanni fa - dice il professor Alberto Beniscelli - nomi illustri dellarchitettura, dellingegneria e dellavvocatura si impegnarono in prima linea nelle battaglie per le scelte urbanistiche della città. Crediamo che oggi di fronte a una speculazione edilizia ancor più pericolosa perché totalmente gratuita, sarebbe importante ritrovare la collaborazione dei professionisti di prestigio che invece latitano». Soddisfazione per la crescita della sua associazione ma anche preoccupazioni per la spinta speculativa e per la scarsa partecipazione degli intellettuali. Domani pomeriggio, nella biblioteca Berio, la sezione genovese di Italia Nostra festeggia i suoi 50 anni di attività con un convegno e una mostra di documenti e immagini. Previsti interventi dei presidenti regionale e nazionale Roberto Cuneo e Alessandra Mottola Molfino. Ad Alberto Beniscelli, che è lattuale presidente della sezione genovese, il compito di tracciare una linea che unisca le due città nellarco di cinque decenni. «Negli anni 60 - dice Beniscelli - il dibattito sulla Genova da costruire o cambiare vedeva la partecipazione di nomi di primo piano delle professioni come Cesare Fera, Luigi Croce, Eugenio Fuselli, il Bruno Gabrielli di allora, non il suo periodo da assessore per intenderci. Credo che le scelte di tutela e materiali fatte in quegli anni abbiano permesso di salvare il Centro storico». E oggi? «La situazione nei nostri giorni è così rischiosa che richiederebbe un impegno di tipo civile ben più forte. Lappello contro i tagli alla cultura lanciato dal maestro Daniel Barenboim alla Scala qualche sera fa, riguarda anche la tutela del paesaggio e dei valori architettonici e urbanistici delle città». Qualche ministro sostiene che con la cultura non si mangia. «Invece la nostra sfida è quella di far capire che proprio in città e regioni come le nostre, paesaggio e ambiente sono veicoli di economia e di opportunità di lavoro per i giovani». Si costruiva parecchio anche negli anni 60. «Allepoca si usciva dalla povertà, cera una spinta a crescere fortissima. Oggi bisogna fermare operazioni di tipo speculativo totalmente gratuite e di livello bassissimo». Anche Italia Nostra negli ultimi anni è diventata assai battagliera. La vicenda del progetto del park ai giardini dellAcquasola è lì a dimostrarlo. Un tempo vi accusavano di essere troppo "ingessati". «Sì, soprattutto non siamo chiusi in noi stessi. Siamo impegnati in molte battaglie, dallanalisi puntigliosa dei piani regolatori, alla difesa delle ville storiche del ponente, delle aree verdi cittadine, ma allo stesso tempo abbiamo avviato un ottimo dialogo con il Comune, la soprintendenza, lUniversità, fermo restando i diversi ambiti e convinzioni di ciascuno». (marco preve)