Strutture ancorate col cemento, sono cinque le intimazioni a pub e ristoranti non ancora rispettate I gestori chiedono chiarezza: "Sulle nuove regole per i tavolini vogliamo essere consultati" Linea dura dellUrbanistica Incontro con la soprintendenza ai Beni culturali Ci sono cinque ordini di demolizione, ultimatum della ripartizione allUrbanistica ad abbattere i gazebo, le verande che gestori di pub e ristoranti hanno allestito, senza però rispettare le prescrizioni contenute nelle autorizzazioni. Ordini che, però, non sono stati ancora applicati. E così ora sono partiti i controlli. Accertamenti che, per la prima volta, sono affidati a un vero e proprio pool, composto dai tecnici della polizia edilizia e dai carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico che hanno sede in una sala del Castello svevo. Così mentre la definizione di un nuovo regolamento per disciplinare linstallazione di sedie, tavolini e ombrelloni è ancora lontano, ora la ripartizione allUrbanistica ha inaugurato la linea dura. Lo ha fatto prima disponendo la demolizione per le strutture non in regola e ora con i controlli. Gli ordini di demolizione riguardano cinque locali che sono andati oltre rispetto ai permessi. Praticamente hanno realizzato strutture che non è semplice rimuovere, spesso ancorate alle pareti con cemento. Una violazione che di fatto rappresenta un vero e proprio abuso edilizio. Così è prima partito linvito ad abbattere i gazebo e le verande, poi la segnalazione allautorità giudiziaria. Ma ad ogni ordine di demolizione è seguito un contenzioso e di fatto le strutture non sono state ancora abbattute. Da qui la decisione di nuovi controlli, accertamenti più capillari. I tecnici della polizia edilizia che hanno già riscontrato la violazione, alla base dellultimatum, con la collaborazione dei carabinieri del nucleo specializzato, hanno cominciato le verifiche nelle due piazze centrali di Bari vecchia: piazza Mercantile e piazza del Ferrarese. Oggi gli accertamenti continueranno in altre vie della movida e si estenderanno, più in generale, anche ad altri locali. Perché la questione è semplice: dopo lultimatum del soprintendente ai Beni architettonici Nunzio Tomaiuoli che ha imposto lalt alla bozza del nuovo regolamento, definendo «orribili» le strutture installate allesterno dei locali della città vecchia, la ricerca di una soluzione condivisa del problema è ancora in alto mare. Le circoscrizioni non rilasciano nuove autorizzazioni, se non quelle che prevedono linstallazione soltanto di sedie e tavoli. Per sbloccare limpasse, quindi, è necessario arrivare alla definizione di un disciplinare che sia valido in tutte le zone della città. La bozza che era stata elaborata anche grazie al contributo della circoscrizione Murat, di fatto, è stata bocciata dalla soprintendenza che ha rivendicato la propria competenza, almeno nelle zone sottoposte a vincolo. Così ieri il sindaco Michele Emiliano e lassessore allUrbanistica Elio Sannicandro alla questione hanno accennato, incontrando Salvatore Bonomo soprintendente per i Beni e le attività culturali. «Siamo disposti a seguire le indicazioni della Soprintendenza, ma non possiamo chiedere un loro parere su ogni singolo caso, altrimenti le procedure si allungherebbero troppo» ragiona Sannicandro. E chiedono di poter partecipare al processo per la definizione del nuovo regolamento anche i gestori dei pub e dei ristoranti della città vecchia che per la prima volta hanno deciso di riunirsi in ununica associazione. «Quello dei tavolini è una delle prime questioni che vogliamo affrontare» spiega Gianni Del Mastro che gestisce un locale nella città vecchia. Allassociazione aderiranno circa quaranta esercizi pubblici e cioè praticamente tutti quelli che si trovano nelle vie della movida, compreso corso Vittorio Emanuele. La decisione di riunirsi non è casuale ed è dettata proprio dalla necessità di imporre le problematiche, ogni giorno affrontate dai gestori dei locali, nellagenda delle amministrazioni pubbliche. «Sulla definizione delle nuove regole chiediamo - dice Del Mastro - di essere consultati».