Massimiliano Gioni del New Museum di New York: «A Genova serve un critico con idee, visto che i soldi mancano, e che sappia colpire l'attenzione» Il futuro di Villa Croce e dell'arte contemporanea a Genova diventa un caso. C'è la disponibilità di Riccardo Garrone e della fondazione di famiglia a fare la regia di un nuovo progetto che salvi il museo in Carignano e che chiarisca una volta per tutte se c'è un pubblico, o meglio, come aumentarlo per opere che testimoniano il nostro tempo. A sua volta, in un dibattito nato con le dimissioni della direttrice di Villa Croce, Sandra Solimano, il caso Genova si è arricchito di contributi. Come quello delle galleriste Antonella Berruti e Francesca Pennone, di Pinksummer, ispiratrici di un nuovo corso animato da giovani curatori. Inoltre, serve una sede con maggiore appeal? Su questi punti intervengono due direttori giovani, ma già affermati: Massimiliano Gioni e Gianfranco Maraniello. Con punti di vista diversi. «Prima di tutto serve un progetto» spiega Maraniello, direttore del Mambo, museo di arte moderna e contemporanea a Bologna «in Italia oggi non c'è un artista contemporaneo o un curatore che possa rilanciare da solo un museo. Bisogna creare un polo che valorizzi il territorio con il contributo dei privati. Sbaglia chi punta solo sulle mostre, non funziona, non si crea così il pubblico. I musei sono indispensabili e intorno a loro si creano tante sfide». E nel caso di Genova? «Serve una decisione politica del Comune: bisogna chiarire quale direzione e obiettivi perseguire per poi garantire una attività continuativa». In quanto a Villa Croce: «L'edificio non è indispensabile, Massimiliano Gioni, per fare un esempio, ha costruito una fondazione senza avere la sede». Gioni, 37 anni, uno dei nomi italiani più esportati nel settore dell'arte contemporanea, attualmente è associate director al New Museum di New York e direttore artistico della Fondazione Trussardi a Milano. Da sempre è impegnato nella valorizzazione dei contenuti e non dei contenitori: «Tre dei migliori musei al mondo, il Reina Sofia a Madrid, la Haus der Kunst a Monaco di Baviera e la Tate Modern a Londra sono in edifici storici». Anche lui invoca l'intervento dei privati a Villa Croce: «Se si vive in una città con un museo in pericolo, è bene unire le forze. In America i musei sono nati da consorzi di personalità come Rockefeller e Guggenheim». Gioni come Maraniello crede in un rapporto solido fra museo e città: «Bisogna capire cosa le serve. I musei creano il pubblico e ce ne sono cono senza collezioni. Bisogna scegliere quello più adatto per il territorio e solo allora pensare a un curatore, un giovane italiano con delle idee visto che i soldi mancano che conosca bene l'area e abbia il coraggio di fare quello che nessun altro fa per colpire l'attenzione». Gioni lo sa bene: con la performance dei bambini fantoccio impiccati in piazza a Milano ha fatto conoscere al grande pubblico Maurizio Cattelan. Avvicinare la gente comune all'arte contemporanea, dunque è l'obiettivo finale. Ma per Maraniello i musei rivestono questo ruolo, i singoli eventi invece no: «Le mostre assecondano gusti già affermati, rassicurano il pubblico che ne riconosce le opere. I musei al contrario educano. L'arte contemporanea ha bisogno di contenitori autorevoli. Ricerca e sperimentazione sono la missione dei musei. L'esempio migliore è il Moma di New York, ma gli americani imparano l'arte contemporanea già a scuola». I due direttori, intanto, lavorano in direzioni diverse con leggi e sistemi fiscali lontani nel tempo e nello spazio: «In Italia abbiamo meno sgravi fiscali, in America è più facile» commenta Gioni. Maraniello, invece, combatte ogni giorno la sua battaglia contro la finanziaria per dimostrare che un museo, oltre ai contributi pubblici, può stare in piedi reinvestendo i proventi delle sue attività: «Ogni anno spendiamo due milioni di curo, ma dal comune di Bologna ne riceviamo solo 470 mila. Il resto è finanziato da privati e proventi delle mostre biglietti e merchandising». Come acquisite le opere? «Ne abbiamo 4.300 e ogni anno ne acquistiamo per arricchire la collezione». Chi le paga? «Non i soldi pubblici. C'è un altro modo: noi scegliamo le opere e Unicredit, che investe 120 mila curo all'anno, le compra, dandole in comodato a lungo termine». Massimiliano Gioni, nato nel 1973, è direttore artistico della fondazione Trussardi e del New Museum a New York. Ha collaborato con l'artista Maurizio Cattelan e curato la biennale di Berlino del 2006. Scrive per Flash Art ed è molto quotato Gianfranco Maraniello, nato nel 1971, dal 2005 è il direttore della Galleria d'Arte Moderna e del Museo Morandi di Bologna. È stato curatore al Palazzo delle Papesse di Siena e al Macro, di Roma. Insegna a Brera ed è in ascesa nel mondo dell'arte