Omaggio allo storico Giulio Carlo Argan Da oggi a sabato La Sapienza celebra il centenario dell'ex sindaco di Roma Fu uno dei massimi studiosi di arte, fondò l'Istituto per il Restauro, appoggiò la nascita della Gnam A 100 anni dalla nascita, da oggi a sabato, La Sapienza discute non del primo sindaco non democristiano di Roma nel dopoguerra (1976 - 79), ma di uno dei massimi studiosi di arte e di cultura (1909 - 92): parla del suo archivio, ora pubblico; di come ha fondato, con Cesare Brandi, l'Istituto del Restauro; della passione per l'arte contemporanea; dei 40 anni d'amicizia con il pittore veneziano Emilio Vedova; del breve periodo come presidente di Einaudi e della difesa anche in Senato del patrimonio storico-artistico. Giulio Carlo Argan intellettuale e storico dell'arte è un convegno che raccoglie oltre 40 autorevoli testimonianze e proietta, grazie a Teche Rai, alcuni dei 60 interventi in tv dal 1958 al 1991, ed un'inedita intervista su Giorgio Morandi; di Andrea Carandini e Antonio Pinelli le prolusioni iniziali e della figlia Paola; i primi due giorni al Rettorato, poi all'aula I di Lettere. All'evento, inoltre, si accompagna una mostra biografica e documentaria. Si succederanno al palco tantissimi nomi noti ed autorevoli, molti dei quali già suoi allievi: inutile stilarne l'elenco. Vita complessa, quella di Argan: prima al ministero, poi nelle università, infine nella politica. Con studi assai variegati (da "Michelangelo architetto", al mutamento di stile, da figurativo in astratto, di Giuseppe. Capogrossi, proprio da lui suggerito), un forte impegno nella nascita della "vera" Galleria nazionale d'arte moderna (erano gli anni della mitica "Palmina" Bucarelli, a lui assai legata), un senso dello humour assolutamente notevole. «Ricorda quando ho visto Matisse già malato, a letto; gli ho detto: maestro, lei campione per tutti di laicismo, perché mai ha fatto la cappella di Vence pour la Vierge? Ha risposto: Ah, la Vierge, j'ai toujours aimé les jeunesfilles», ricordava ormai, purtroppo, in limine vitae. Si parlerà del suo pensiero critico; di come era, allora, insegnare nelle università («bisognava sapere di retorica e di oratoria; era come un ballo, bisognava saper danzare in due, discente e docente», mi raccontava); dell'ingresso nel contemporaneo già nel 1930: un saggio su Antonio Sant'Elia; dei testi su Walter Gropius e la Bauhaus; di cosa contiene il suo archivio: lettere con tanti grandi nomi, progetti e bozze di volumi, scambi intensi con gli artisti, 5 mila missive. Tra le sue varie attività di precursore, anche il suo invio a Parigi per organizzare la mostra alla Biennale, di Picasso subito dopo la guerra: e Argan "legge" l'artista in modo antitetico al realismo del partito comunista, e ciò gli vale elogi, ma anche tante critiche e un'attenzione che non tramonterà più.