Inizia oggi in Germania il processo per la restituzione del prezioso reperto del IX secolo rinvenuto in Puglia Per difendere il suo patrimonio archeologico e farsi restituire "l'elmo di Achille", lo Stato italiano fa causa alla Germania. Questa mattina alle ore 10 inizia la prima udienza davanti al Tribunale amministrativo di Berlino del processo intentato dal ministero di Sandro Bondi alla Fondazione Preussischer Kulturbesitz, al governo regionale del Land di Berlino e agli esecutori testamentari degli eredi del collezionista berlinese che si impossessò illegalmente del prezioso cimelio. La Fondazione e la città-stato di Berlino sono titolari delle più importanti istituzioni culturali della capitale (musei, biblioteche, archivi) e custodiscono gelosamente l'elmo lasciato ai posteri dal facoltoso mecenate defunto. Lo storico copricapo fu trovato nel 1993 durante gli scavi a Ordona, in provincia di Foggia, dove una volta sorgeva Herdonia, la mitica «città oscura», il centro della civiltà dauna del VII sec. a. C.. Gli esperti fanno risalire a quell'epoca, se non addirittura al IX secolo, l'origine del pesante copricapo ionico di bronzo con una forma a cuneo, che completava l'armatura corazzata degli opliti sbarcati nell'attuale Puglia. L'elmo è stato ribattezzato sbrigativamente col nome del leggendario protagonista L'elmo di Achille dell'Iliade non perché la sua età potesse avere una qualche parentela mitologica con la guerra di Troia, ma per sottolinearne la natura genuinamente ellenica. «Poteva essere indossato in guerra, ma anche come ornamento di prestigio in occasioni solenni», spiega lo storico dell'arte Martin Maischberger, della Antikensammlung (collezione di antichità) dei musei pubblici berlinesi. «E un elmo molto raro, con un valore inestimabile e lotteremo fino in fondo per riaverlo», taglia corto al telefono da Monaco di Baviera l'avvocato Levke Voss. Un privato in vena di follie potrebbe sborsare anche un milione di euro. Voss è stata incaricata dal ministero dei Beni Culturali di patrocinare gli interessi dell'Italia davanti al tribunale berlinese. «Dal 2007», spiega, «il nostro studio legale ha aperto il contenzioso in Germania per la restituzione dell'elmo, ma da parte italiana ci si era mossi già nel 2002 non appena trapelarono le prime indiscrezioni sul trafugamento. A suo tempo la giustizia italiana si occupò dei ladri negli scavi, ma il reato andò in prescrizione». Alla fine degli anni Novanta, il parco archeologico di HerdoniaOrdona fu abbandonato a se stesso. A Roma, al ministero, regnava Giovanna Melandri. «Nel 2000 gli archeologi furono costretti a smettere, all'improvviso», denunciò il Corriere della Sera. «Molti monumenti dovettero essere sepolti di nuovo e in fretta, perché non se ne potevano garantire il restauro e la conservazione». Chissà quanti altri tesori, in quella situazione senza più severi controlli, saranno stati facile preda dei saccheggiatori degli scavi e avranno fatto la fine dell'elmo sbarcato misteriosamente nella capitale tedesca. La procura berlinese, attivata da parte italiana, ha confiscato l'elmo della discordia e lo ha affidato alla Preussischer Kulturbesitz in attesa che il tribunale amministrativo si pronunci sull'istanza di restituzione. «Ci vorrà tempo per la sentenza, forse anche anni», sospira l'awocato Voss tutt'altro che ottimista.
Bondi alla conquista dell'elmo di Achille
In Germania inizia oggi il processo per la restituzione dell'elmo di Achille, un prezioso reperto del IX secolo rinvenuto in Puglia. L'Italia fa causa alla Germania, affermando che il reperto è stato trafugato. La Germania, tuttavia, sostiene che l'elmo è stato trovato in Puglia e che non c'è prove di un furto. Il processo si svolge davanti al Tribunale amministrativo di Berlino. L'elmo è stato confiscato dalla procura berlinese e affidato alla Preussischer Kulturbesitz. Il processo potrebbe durare anni prima che il tribunale si pronunci sull'istanza di restituzione.
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