DALLA PIAZZA DEI FASTI AI RIONI NUOVI VIAGGIO NELLA CITTÀ CHE CAMBIA VOLTO Un libro edito da Cavallotto, illustrato dalle foto di Melo Minnella celebra gli scorci più sontuosi di un luogo che fa i conti con un presente incerto Scrive Enzo Russo che quella del Duomo è una scenografia messa in piedi per ossequiare tre poteri diversi. Il deserto di via Martiri e lo stallo del Prg È una Catania che emerge con tutto il suo fasto scenografico quella ritratta dalle foto di Melo Minnella nel volume edito dalla Cavallotto. Sfilano gli scorci di piazza Duomo, del monastero dei Benedettini, di Palazzo Biscari, del teatro Bellini. Ma il presente, segnato da unurbanistica assai meno fastosa, dice che Catania fa fatica a mandare avanti i nuovi progetti e che il Piano regolatore è bloccato. Sono molti i libri che illustrano le bellezze di Catania. Ora ne è stato pubblicato un altro per iniziativa delle librerie Cavallotto, che racconta anchesso la seduzione della città attraverso il linguaggio luminoso e levigato delle immagini. Le foto sono di Melo Minnella, lintroduzione dellarchitetto Giuseppe Pagnano mentre il testo, sontuoso e tuttavia essenziale come le forme e la storia che descrive, è di Enzo Russo. Nel capitolo dedicato alla Piazza del Duomo, che è anche il luogo del palazzo municipale, Enzo Russo nota: «Questa non è una piazza, è una scenografia messa abilmente insieme per accontentare tutti: Potere temporale, Potere spirituale e Potere commerciale, una triade che a Catania convive da tempo immemorabile sia nella sua conformazione sociale, sia nel suo spirito». E poi aggiunge con tono sorridente e ironico: «Lelefante di epoca romana, invece, pur alzando la sua lunga proboscide come un rispettoso omaggio verso la cattedrale, non sembra stare dalla parte di nessuno dei tre Poteri». Perfetto. Enzo Russo non poteva riassumere meglio i topoi simbolici di Catania, quelli in cui si addensano e si rivelano il carattere e lantropologia della sua gente. Ma che succede quando si esce dalle pagine patinate di questo bel volume? Succede che limpatto con la realtà di Catania, quella vera di pietra e di sangue, con la sua vita, con il suo volto così comè e non come appare nella prospettiva estetica della fotografia, ti scaraventa nello sgomento di uno scenario irto di asprezze e di delusioni. E, allora, inevitabilmente tutto cambia, si ridimensiona e non perché il libro delle edizioni Cavallotto sia unillusione ottica, ma perché, a differenza delle suggestioni della iconografia, la frequentazione della quotidianità ti offre unaltra lettura della città. Certo sappiamo che ogni situazione può esser vista e narrata in molti modi diversi. Raymond Queneau, con il suo Esercizi di stile, ci ha raccontato lo stesso fatto usando novantanove modelli descrittivi difformi luno dallaltro. Anche nel caso di Catania, si potrebbe tentare qualcosa di simile. Ma fra tutte le possibili versioni della storia catanese contemporanea prevarrebbe, sempre e comunque, quella (ancora aperta) del degrado, della frustrazione, della rassegnazione in cui la città è precipitata dopo gli anni della dissipazione, culminati nel collasso della finanza comunale. Forse il "buco" è stato precariamente coperto, ma Catania non è affatto guarita. Catania non ha più nemmeno rispetto di se stessa. Lo si vede non solo nelle periferie desolate e dimenticate della città. Lo si percepisce anche fra gli splendori di un centro storico, che testimonia come gli urbanisti e gli amministratori di un tempo fossero più illuminati e avveduti di quelli della seconda metà del Novecento, quelli che hanno affastellato disordinatamente i quartieri nuovi, quasi tutti prodotto di incultura o speculazione. Il tratto dominante è diventato quello di una città plebea, maleducata, violenta, anche se la mafia spara di meno. Il regno dellillegalità e del caos, un caos per nulla calmo. Questa, non altro, è Catania. Mai così in basso. La sua stessa identità si è fatta opaca. I sindacati dicono che la povertà dilaga assieme alla disoccupazione. Ma misteriosamente i centri commerciali si moltiplicano, sempre più estesi e più ricchi di offerte e allettamenti; il popolo dei Suv continua a sfrecciare arrogante e prepotente per le strade perennemente intasate da un traffico selvaggio e dallinciviltà dei posteggi in seconda e terza fila; i luoghi e le notti della movida brulicano di frotte di ragazzi e ragazze che riempiono i pub. Insomma la città antropologicamente modificata è sicuramente in crisi, ma non rinuncia a ostentare i totem di una ricchezza fasulla. In questa commedia degli equivoci, cè un solo punto chiaro: Catania non sa più sognare. I più anziani ricordano che lingegner Michisanti, condottiero del Catania calcio e re della nettezza urbana anni Cinquanta, ogni mattino faceva trovare ai catanesi una città pulita e persino profumata. Oggi si è rassegnati a convivere con un servizio tanto caro quanto inefficiente e soprattutto col malcostume dei nuovi barbari sporcaccioni. Così è venuta meno persino la voglia di protestare. E nessuno crede più che le cose possano cambiare, almeno nel breve periodo, anche se abbondano gli annunci e le promesse. Loperazione San Berillo che, nel dopoguerra, sventrò un intero quartiere e provocò la "deportazione" di moltissime famiglie, fu conclusa in pochi anni. Adesso la metropolitana avanza a passo di lumaca; laeroporto di Fontanarossa vede aumentare ogni anno i passeggeri, ma si aspetta invano che la pista venga prolungata se non raddoppiata; dellinterporto non si hanno notizie precise; i posteggi sotterranei sono progetti fermi o cantieri messi sotto sequestro dalla magistratura, come lex mulino Santa Lucia, ristrutturato da Acqua Marcia; del waterfront promosso e spiegato da Tino Vittorio non si parla più. Si dà per imminente linizio dei lavori, atteso da mezzo secolo, per riempire di opere, di verde e di vita il piccolo, squallido deserto di corso Martiri della Libertà, ma i mesi passano e nulla succede. Pochi si ricordano poi del piano regolatore generale. In quale anfratto burocratico è finito? E chi ne impedisce il decollo? Una volta erano i terribili cavalieri dellApocalisse che imponevano i loro diktat sulla pianificazione urbanistica. Oggi chi è il nemico del Peg? C 'è una nebbia di incertezze che avvolge Catania, fitta come la cenere che periodicamente lEtna le scarica addosso. Ma è impossibile prevedere quando e come la si potrà spazzare via. E la politica? La politica sazzuffa, sia a destra sia a sinistra. E la causa è sempre lui: Raffaele Lombardo, che divide il Pd e spaventa o eccita i berluscones. Certo la politica (al potere) controlla molte leve come la sanità, gli enti artistici, il mercato del lavoro ma non è più in buona salute. Tuttaltro. Soprattutto dopo che il diavolo (Iblis, nella versione islamica usata dalla magistratura) ci ha messo la coda rivelando il coinvolgimento di alcuni personaggi, nella triangolazione con Cosa nostra e limprenditoria predona.
la Repubblica
9 Dicembre 2010
CATANIA - I mille volti di Catania città in cerca didentità
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Nino Milazzo
la Repubblica
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Bene culturale
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