«Una persona di rara serietà e dedizione, sempre attenta al destino del patrimonio culturale in Italia», secondo Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa. «Una giornalista che lavorava con grande rigore e fedeltà alle notizie», per Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fai. «Una bionda scatenata che correva per la città in motorino alla perenne ricerca di qualcosa di bello da raccontare», la descriveva Indro Montanelli con il quale aveva lavorato a La Voce. Silvia Dell'Orso, nel ricordo di chi l'aveva conosciuta, emerge così, con il suo impegno totale e la capacità di fotografare, in articoli e libri, i tanti problemi del nostro patrimonio. La sua scomparsa morte avrebbe voluto leggere lei che non amava giri di parole a soli 53 anni, ha interrotto una traccia importante nella divulgazione di temi che, per come sono generalmente raccontati, non riescono ad appassionare i proprietari del patrimonio culturale più importante al mondo. Per questo è nata l'Associazione Culturale Silvia Dell'Orso, con una missione unica in Italia: promuovere e incentivare la corretta divulgazione quale elemento imprescindibile per creare conoscenza e sensibilità nei cittadini. 170 soci, tra i quali molti nomi della cultura italiana, tre presentazioni a Pescara, Milano e Roma dell'ultimo libro di Silvia «Musei e territorio-Una scommessa italiana» (Electa), la consegna (domani al Museo Diocesano alle 17.30) del primo Premio Silvia Dell'Orso per il miglior lavoro di divulgazione. In appena nove mesi di vita l'Associazione ha messo le basi per lo sviluppo di un progetto ambizioso. Per evitare anche che in futuro qualcuno possa dire che «la cultura non si mangia» senza suscitare un moto collettivo di ribellione.