La difesa dei beni ambientali come un'alta missione di vita Deviazioni necessarie: così Silvia Dell'Orso chiamava scherzosamente i cambiamenti di percorso, anche di duecento chilometri, che durante i viaggi imponeva alla famiglia per raggiungere un piccolo museo, vedere un affresco sconosciuto o un paesaggio particolare. La sua passione per l'arte non si limitava al dovere professionale, ma dilagava nell'intera vita e contagiava tutti coloro che avevano il piacere di starle accanto. Giornalista e saggista (il suo ultimo libro «Musei e territorio, una scommessa italiana», Electa, è uscito postumo dopo la sua morte lo scorso anno), Silvia era impegnata nella divulgazione dei temi legati ai beni culturali e ambientali, alle arti visive e ai musei e aveva collaborato con i maggiori quotidiani e periodici spendendo molte delle sue energie per il Fai di cui era responsabile dei rapporti istituzionali. Lo storico dell'arte Pierluigi De Vecchi, con cui Silvia si laureò all'Università statale di Milano, la descrive così: «Aveva un'eleganza interiore, una riservatezza e gentilezza che si accompagnavano a una determinazione molto forte». Quella del suo professore, che ne intuì subito il talento tanto da farle tenere, non ancora laureata, una lezione nell'aula nobile dell'Università di via Festa del Perdono su una rarissima rappresentazione del Purgatorio scoperta da Silvia in una chiesetta abruzzese, è una delle voci prestigiose che la ricordano nel film (diretto da Gianna Mazzini) che sarà proiettato domani alle 17.30 al Museo Diocesano di corso di Porta Ticinese. L'occasione è la consegna del Premio Silvia Dell'Orso 2010 per il miglior lavoro di divulgazione sui temi del patrimonio culturale, assegnato per questa prima edizione al sito Patrimonio Sos, collettivo di volontari dell'Università di Pisa che acquisisce, seleziona e organizza l'informazione sui beni culturali italiani mettendola in rete. La capacità di dipanare questioni anche complesse e restituirle al grande pubblico attraverso articoli di giornale o libri era la grande qualità che tutti, unanimamente, riconoscono a Silvia. La sua, dice Salvatore Settis, anche presidente onorario dell'Associazione dedicata alla Dell'Orso (il presidente è Paolo Cavaglione, marito di Silvia, autore dell'intervento qui a fianco), era una «divulgazione alta, precisa e appassionata». Non solo: il lavoro svolto da Silvia aveva, secondo Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fai, una caratteristica precisa: «Il rigore e la fedeltà delle notizie e una totale ribellione interiore alle bugie». «Era una straordinaria traduttrice di sapere: in grado di pensare da sola, insieme agli altri, e di far pensare gli altri», aggiunge la storica dell'arte Silvia Mascheroni. Per questo è importante che nessuno la dimentichi.
MILANO - Il Purgatorio dimenticato, una scoperta di Silvia Dell'Orso
Silvia Dell'Orso era una giornalista e saggista italiana che si dedicava alla divulgazione dei temi legati ai beni culturali e ambientali. Era impegnata nella promozione dei musei e dei paesaggi particolari. La sua passione per l'arte e la sua determinazione la rendevano una figura prestigiosa. Lo storico dell'arte Pierluigi De Vecchi la descriveva come elegante, riservata e gentile, con una determinazione forte. La sua capacità di dipanare questioni complesse e restituirle al grande pubblico attraverso articoli di giornale o libri era ammirevole. La sua morte lo scorso anno ha portato alla pubblicazione del suo ultimo libro, Musei e territorio, una scommessa italiana.
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