Bacoli. Un nuovo cedimento a Capo Miseno mette a rischio la staticità dei ruderi di Villa Lucullo. Le intense piogge dell'ultimo periodo hanno causato una frana del terreno su cui sorge l'antica struttura, trascinando frammenti di rovine sulla sottostante spiaggia Dragonara. A rischio sono anche dei locali termali parzialmente sommersi, le cui volte in laterizi mostrano dall'esterno fenditure e grosse crepe. L'allarme di una scarsa stabilità della dimora romana è stato lanciato già lo scorso anno dall'associazione Misenum, impegnata da tempo per la salvaguardia e la promozione del patrimonio monumentale. A preoccupare allora volontari e residenti fu uno smottamento che, nel dicembre 2009, ha determinato il crollo di pietre di tufo e tratti di pareti in opus reticolatum: un primo segnale cui non è seguito alcun intervento. Il mancato consolidamento del costone e un'assenza di manutenzione dell'antica residenza, rovinata anche dalle mareggiate, avrebbe infatti favorito quest'ultimo crollo. Sulla precaria condizione in cui versano i beni monumentali era intervenuta qualche giorno fa il direttore del museo archeologico dei Campi Flegrei, Paola Miniero, durante la presentazione del progetto ArcheoUrb realizzato da Regione Campania e Fondazione Internazionale per gli Studi Superiori di Architettura di Napoli. «Questi crolli non ci sorprendono ha detto la soprintendente Miniero - manca la manutenzione ordinaria del nostro patrimonio. Stiamo perdendo il paesaggio storico». Un altro allarme è scattato per il promontorio di Punta Epitaffio a causa di uno smottamento del materiale tufaceo ai limiti del parco sommerso archeologico di Baia: qui i fondali custodiscono le residenze della nobilitas imperiale inabissate nei secoli dal bradisismo che interessa i Campi Flegrei. Il rischio idrogeologico lungo la linea di costa a nord di Napoli resta intanto molto alto. In pericolo sono dunque le vestigia e le residenze che gli antichi hanno edificato lungo la linea di costa: gioielli dell'architettura romana a testimonianza dei fasti del passato. Il complesso monumentale denominato Villa Lucullo - i cui resti possono andare in frantumi - è uno degli esempi più eclatanti. Il corridoio d'accesso alla «pars marittima» mostra dalla spiaggia un'imponente opera architettonica con volte in laterizi e colonne che, tuttavia, sembra non rientrare in alcun piano di recupero. Di proprietà del senatore Mario e poi del generale Lucio Licinio Lucullo, il sito è stato edificato sul promontorio di Capo Miseno nel primo secolo avanti Cristo. Qui, secondo le fonti, sarebbe morto l'imperatore Tiberio nel 37 dopo Cristo durante il viaggio di rientro dall'isola di Capri verso Napoli. La dimora fu realizzata nelle adiacenze della grotta Dragonara, una cisterna scavata nel tufo che riforniva le residenze patrizie costruite sul mare, mentre la più nota Piscina Mirabilis costituiva l'imponente serbatoio della flotta imperiale di stanza nel Miseno. Testimonianze della «grandeur» vissuta da questo magico pezzo di terra in epoca imperiale, che oggi rischia di scomparire per sempre davanti a un'ostinata incuria.