Quella volta che la Melandri bigiò Muti e andò alla cena chic del «Gambero Rosso» Sandro Bondi. Il cattivo è sempre lui. Non c'è manifestazione culturale che non lo metta nel mirino. Ce l'hanno con lui perché non rispetta i riti e i miti, sempre più stanchi e meno incisivi, dello spettacolo e della cultura italiana «ufficiale », cioè di sinistra. Non sei andato a Cannes. Cattivo. Non sei andato a Venezia. Cattivo. Non sei andato alla Prima della Scala. Cattivo. (Per inciso: ma Venezia, Cannes e la Prima della Scala sono davvero eventi decisivi come un tempo? No, ma non si può dire, non sta bene). Il sovrintentendente del teatro milanese, Stephane Lissner, alla notizia dell'assenza del ministro l'altroieri sera ha fatto spallucce con sarcasmo: «Avrà di meglio da fare». Ironia a profusione anche nei commenti del giorno dopo. Secondo Natalia Aspesi, su Repubblica , Bondi ha così«abdicato all- 'antipatico ruolo di ministro degli aborriti beni culturali». Secondo Fabrizio d'Esposito, sul Riformista , l'assenza di Bondi «assomiglia a una figuraccia indotta dalla paura di essere contestato ». Secondo Luca Fazio, del Manifesto , Bondi si è «delocalizzato », qualsiasi cosa significhi di preciso quest'espressione. Secondo Antonella Mascali, del Fatto , Bondi, «tra i ministri più impopolari del decennio» (chissà secondo quale statistica, boh), «è voluto fuggire» dalla protesta. Per Corriere e Unità l'assenza di Bondi è «un caso». Per altro, a ben guardare, di facile risoluzione: il ministro era affaccendato in Senato, alle prese con la Finanziaria. Assente giustificato. Ora torniamo per un attimo ai fasti dei governi Prodi, momenti magici per la cultura del Paese, almeno a giudicare dai silenzi-assensi degli artisti, a quanto pare lieti dei tagli quando le forbici sono impugnate dai progressisti. Era il dicembre 1998. Riccardo Muti dirigeva alla Scala la Prima de Il crepuscolo degli dei di Richard Wagner. Il maestro notò l'assenza del ministro dei Beni culturali, la diessina Giovanna Melandri, e fece una battuta: «Meglio la Juventus della Scala?». Infatti la Melandri, con delega allo Sport e Spettacolo, qualche giorno prima si era recata a Istanbul per un match calcistico (era il periodo del caso Ocalan). La ministra replicò con una garbata lettera: «Caro Maestro, sono sorpresa della sua sorpresa. Avevo da tempo comunicato al sovrintendente Fontana che mi era purtroppo impossibi-- le, per motivi del tutto personali, essere a Milano per l'inaugurazione » I «motivi del tutto personali», si venne a sapere grazie alle riprese casuali dei telegiornali, erano una cena romana organizzata dalla rivista Il Gambero Rosso . La Melandri era in compagnia di Fausto Bertinotti, Stefano Rodotà, Emanuele Macaluso e altri 550 golosoni. Mica un attovagliamento con abbuffata. Il ministro degustò, apprezzandolo molto secondo le cronache, il foie gras preparato in dieci modi da Heinz Beck, una minestra di riso con le verze di Nadia Santini, preceduta da uno Chardonnay Planeta e profumata da un Taurasi Feudo di San Gregorio. Rinunciò invece al dolce: ravioli d'arancio selvatico di Pierangelini.