Alla prima della Valchiria solo Napolitano applaudito dagli studenti Il direttore d'orchestra Barenboim cita la Costituzione e dice: «Il futuro della cultura ci preoccupa molto» In piazza la rabbia degli studenti, degli artisti, dei lavoratori dello spettacolo. Dentro il teatro la voce del maestro Daniel Barenboim che prima di iniziare a dirigere «Die Walkure» di Richard Wangner legge l'articolo 9 della Costituzione in segno di protesta contro i tagli alla cultura previsti dalla Finanziaria. Si è aperta tra gli annunciati scontri fra polizia e manifestanti la tradizionale «prima» del 7 dicembre alla Scala di Milano. La tensione per l'assedio al celebre teatro ha cominciato a salire nel primo pomeriggio di ieri quando la polizia, chiamata a presidiare l'evento con un robusto schieramento di agenti in assetto antisommossa, ha cominciato a transennare la piazza chiudendo i manifestanti in diversi settori. Così è bastato che i collettivi studenteschi facessero pressione su un cordone di poliziotti perchè partisse subito una carica di alleggerimento che ha surriscaldato gli animi. Un plotone di agenti armati di scudi e manganelli ha blindato la galleria Vittorio Emanuele, bloccando ogni passaggio. E quando pochi minuti dopo è partito il lancio di petardi e fumogeni, la polizia ha risposto con maggiore violenza. Alcune centinaia di giovani, qualcuno con il casco in testa, la maggior parte con i cappelli da Babbo Natale, sono stati respinti a manganellate in fondo alla piazza. Al lancio di lacrimogeni i manifestanti hanno reagito tirando uova, pomodori e qualche sasso all'indirizzo di carabinieri e polizia. E alla fine quindici agenti sono ricorsi al 118 per abrasioni e contusioni. In piazza, accanto agli universitari «no Gelmini», agli aspiranti attori dell'Accademia di arte drammatica Paolo Grassi di Milano, alle rappresentanze di coristi, musicisti e lavoratori dello spettacolo, c'erano anche i comitati antirazzismo e un drappello di immigrati, reduci dall'occupazione della torre di via Imbonati, decisi a continuare la loro protesta pacifica contro la sanatoria truffa. Un arcipelago di anime che si è riunito in un unico grande applauso quando alla Scala è arrivato il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, accompagnato dalla signora Clio e atteso dal sindaco Letizia Moratti. I manifestanti hanno cominciato a scandire il suo nome invocandone l'intervento. «Presidente alza la mano», «Napolitano abbiamo bisogno di te», ha gridato più volte la piazza. Ma seppure in altre forme, la protesta è andata in scena anche dentro il teatro. A darle voce il maestro Barenboim che, dopo aver espresso la sua felicità per essere alla Scala a dirigere la prima della Valchiria, si è rivolto alla platea: «Anche a nome dei colleghi che cantano, ballano e lavorano in tutti i teatri del paese, voglio dirvi che siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura in Italia». Poi la lettura dell'articolo 9 della Costituzione. «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della nazione», ha detto Barenboim strappando il caloroso applauso della platea e di Giorgio Napolitano. «Un messaggio sobrio ed essenziale. Non si può che apprezzarlo», ha commentato più tardi il presidente.
MILANO. Proteste alla Scala, scontri e feriti
A Milano, durante la prima della Valchiria alla Scala, è scoppiata una protesta contro i tagli alla cultura previsti dalla Finanziaria. Gli studenti, gli artisti e i lavoratori dello spettacolo hanno manifestato in piazza, con alcune centinaia di persone. La polizia ha risposto con violenza, usando lacrimogeni e manganelli, e quindici agenti sono stati ricorsi al 118 per abrasioni e contusioni. Il direttore d'orchestra Daniel Barenboim ha letto l'articolo 9 della Costituzione in segno di protesta e ha espresso la preoccupazione per il futuro della cultura in Italia.
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