NAPOLI - Una striscetta di terra continuerà a mantenere legata Nisida a Napoli. Nessuno ha messo in vendita l'isola, nessuno vuole togliere quel bocconcino galleggiante ai napoletani. Ieri una chiara smentita è arrivata dall'agenzia del Demanio dello Stato: le bellezze naturali non finiranno mai nelle mani dei privati. «È impossibile che un'isola diventi di proprietà di un miliardario - dice un portavoce dell'agenzia - se il Comune di Napoli vorrà comprarla ha la possibilità di farlo, se non dovesse procedere all'acquisto, resterà nelle mani dello Stato». Sulla Gazzetta Ufficiale dell'agosto del 2002, l'isolotto apparve in un elenco di beni demaniali. Nella lista c'erano anche la certosa di San Martino e il parco della Floridiana. Accanto anche il loro valore economico: Nisida, due milioni di euro, la Certosa, 56, la Floridiana, 12. L'agenzia del demanio assicura che l'elenco è una sorta di censimento dei beni statali. «Un atto di trasparenza - avverte l'agenzia - una ricognizione dei 4 mila beni dello Stato. Uno strumento informativo per delineare la mappatura completa del patrimonio statale». Ma le parole di rassicurazione non servono a spegnere le fiamme della polemica. Roberto Marone, vice sindaco nell'era di Bassolino, oggi deputato Ds, intende contrastare con ogni mezzo «un provvedimento indecente e assolutamente inaccettabile». Qualcuno allora crede che lo Stato possa ancora vendere Nisida, il bosco di Capodimonte e altre bellezze di Napoli. «Non solo siamo pronti a fare ogni sforzo per mantenere pubblici questi gioielli - dice Antonio Bassolino, presidente della regione Campania -ma intendiamo valorizzarli. Condivido la posizione dell'onorevole Marone». Marone presenterà un'interrogazione ai ministri dell'economia Tramonti e dei beni culturali Urbani. «Ho chiesto ai miei colleghi amministrativisti della Regione e del Comune - dice Marone - di preparare un ricorso per impugnare questo provvedimento. Temiamo che se trasferiti ai privati questi beni saranno godibili solo a pagamento». Oggi Nisida ospita un centro di riabilitazione giovanile, ieri il carcere minorile. È uno dei simboli della città, è il pezzetto di Napoli che guarda più lontano, la parte più protesa verso il mare. È il simbolo del riscatto partenopeo: Eduardo de Filippo lavorò a lungo per la realizzazione del centro giovanile, un modo per salvare i giovani dei vicoli. "Liev e' mman alloco", direbbe Bennato, leva le mani da lì, non toccare la città.