Le ragazze selezionate per liniziativa. "Non è una semplice traduzione, spieghiamo la città con la nostra lingua dorigine" Si chiamano Taraneh Zahmatkesh, Johana Ostos, Fati Bajramaj, Silvia Cucu, Aziza Madda, Tanja Vicario e Iwona Zalcman. Vengono dallIran, dalla Colombia, dallAlbania, dalla Moldavia, dalla Polonia e dalla Svizzera. Eccole, sono solo alcune delle nuove guide dei musei civici bolognesi, che offrono visite nelle loro lingue dorigine per favorire laccesso alla nostra storia e cultura anche a tutti gli stranieri che non conoscono bene litaliano. Liniziativa si chiama «Benvenuti a Bologna, città della cultura» ed è realizzata attraverso una collaborazione tra Comune e associazione Italo Calvino, con i denari della Fondazione del Monte. «Il progetto - spiega Khadija Madda, presidentessa di origine marocchina della Italo Calvino - nasce per favorire lintegrazione soprattutto delle parti più deboli delle famiglie straniere. Spesso le donne raggiungono i mariti lavoratori in Italia senza conoscere il paese e la lingua, e quando arrivano qui non trovano occasioni per uscire di casa e avvicinarsi alla città. Attraverso le visite guidate vogliamo creare proprio queste occasioni di socializzazione, integrazione e conoscenza della realtà in cui vivono. La prima forma di integrazione è lesperienza della cultura del paese che ci ospita». Così le sette ragazze selezionate hanno partecipato per quattro mesi a corsi e lezioni con i responsabili dei diversi musei per prepararsi a diventare mediatrici museali. La maggior parte di loro è laureata in materie umanistiche, tutte hanno il permesso di soggiorno in regola e sono residenti a Bologna e dintorni. Dopo una prima fase formativa comune sulla storia della nostra città, dallepoca etrusca e romana, a quella medievale fino allottocento, e sul suo sviluppo economico, ciascuna ragazza ha scelto su quale struttura concentrarsi e ha proseguito il lavoro con i responsabili del museo del patrimonio industriale, del risorgimento, medievale, archeologico, collezioni comunali e museo della beata Vergine di San Luca. «Non si tratta solo di una traduzione - spiegano le ragazze - chi viene da culture e religioni diverse guarda alle opere da un diverso punto di vista: il nostro lavoro è anche quello di capire i diversi modi di avvicinarsi alla cultura e, partendo da quelli, spiegare la ricchezza storica di questa città». La prima visita in arabo si è tenuta la scorsa settimana con 10 presenze, la prossima in spagnolo è sabato alle 16 al museo medievale (www. comune. bologna. itcultura)