Il direttore dorchestra legge la Costituzione, Napolitano applaudE Lissner contro Bondi: "Assente? Avrà altro da fare" La replica: ero in Senato a votare Il maestro: "Non cancelliamo lanima del Paese" Il Capo dello stato: Parole apprezzabili MILANO - Una Prima scaligera piuttosto austera, ma soprattutto marchiata dalle proteste: in piazza e perfino dentro il teatro. Fuori scontri tra manifestanti (studenti, centri sociali, sindacati di base), e forze dellordine, alla fine il bilancio è di 9 carabinieri e un poliziotto contusi. Dentro, la contestazione pacata al governo, con il direttore dorchestra Daniel Barenboim che davanti al presidente della Repubblica censura i tagli agli enti lirici. E poi in serata rincara la dose: «Non si può pensare di risolvere i problemi sociali tagliando la cultura. Secondo qualcuno con la cultura non si mangia. Ma anche mangiare troppe altre cose può far male. Tagliando la cultura si taglia lanima italiana». Cè piena sintonia con il capo dello Stato: alla fine del secondo atto, Giorgio Napolitano incontra il Maestro e una delegazione di lavoratori della Scala: «È stato un incontro cordiale; nel nostro paese ci sono gravi difficoltà, ma il teatro dellopera è importante e bisogna trovare il modo di valorizzarlo». E della Valchiria: «Uno spettacolo meraviglioso». Il primo applauso è per Napolitano: tutti in piedi non appena prende posto nel Palco Reale accanto al sindaco Letizia Moratti. Il capo dello Stato annuisce soddisfatto, e forse un po commosso; poi è lui a far partire un altro battimani. È per Daniel Barenboim, il "maestro scaligero" che ha voluto far precedere il primo colpo di bacchetta da un irrituale discorso in difesa della cultura italiana minacciata dai tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo. Pochi minuti dopo le 17, il maestro entra in buca, presenta lorchestra, poi si volta verso la platea: «Signor presidente, sono molto felice di dirigere anche questo 7 dicembre e molto onorato di essere stato nominato maestro scaligero. A tale titolo, sono preoccupato per la cultura del nostro paese e in Europa. Permettetemi di leggere larticolo 9 della Costituzione». Napolitano si fa ancora più attento. Lui quel testo lo conosce a memoria ("La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico della nazione") e fa partire lapplauso, mentre dal pubblico si leva un sonoro "Viva il presidente". Batte le mani anche la Moratti, presidente della Scala, che nel foyer si augura che il Governo reintegri almeno in parte i fondi statali per la cultura, arrivando a mostrare una cauta comprensione per chi manifesta in piazza. Imbarazzo tra gli unici due ministri presenti alla "prima": Paolo Romani e Michela Vittoria Brambilla, che si presenta con un clamoroso e poco educato ritardo. Lassenza più vistosa è quella di Sandro Bondi, titolare della Cultura. Il sovrintendente Stéphane Lissner: «Peccato che il ministro non ci sia. Avrà altro da fare. Non commento». In effetti Bondi è al Senato e non accoglie di buon grado la frecciata del numero uno scaligero: «Sentivo come un dovere essere coi miei colleghi a votare la Finanziaria. Le polemiche su di me ormai sono il pane quotidiano». Nel primo intervallo della Valchiria i pareri sono tutti a favore di Barenboim. Umberto Veronesi: «Un popolo non può progredire senza cultura». Francesco Saverio Borrelli: «Un atto di generosità nei confronti dellItalia da parte di un direttore straniero. Napolitano sicuramente conosce larticolo 9, forse qualcuno in platea no». Ecco, appunto. Per il pidiellino Antonio Verro, consigliere di amministrazione della Rai, è «inopportuno il richiamo di Barenboim allarticolo 9: certo si deve sostenere la cultura, ma il Governo sta tentando di trasformare quello che prima era solo assistenzialismo in contributi mirati alle istutuzioni che li meritano». E da Roma il portavoce del Pdl Daniele Capezzone tuona contro «il comizio antigovernativo del direttore e toni sprezzanti del sovrintendente».