Dopo il sequestro l'antico immobile di via Cristoforo Colombo andrebbe recuperato L'edificio venne costruito nel 1715 su iniziativa di Giovanni Severino, cappellano della Cattedrale, per assistere donne e minori traviati Sequestrata la «Real Casa di correzione» di via Cristoforo Colombo La "Real Casa di correzione" di via Cristoforo Colombo, sequestrata dai vigili urbani del Nucleo tutela patrimonio artistico di Palermo, ha una lunga storia alle spalle. Nacque nel 1715 su spinta del religioso Giovanni Severino, cappellano della Cattedrale, per assistere donne e minori traviati. Dopo il 1767, anno in cui i gesuiti furono espulsi per la prima volta dalla Sicilia, il viceré Giovanni Fogliani affidò la Casa ai Padri dell'Olivella, che la tennero fino al 1775, quando venne trasformata in quartiere militare di cavalleria. Nel 1786 fu modificata e chiamata "Quinta Casa" per accogliere nuovamente persone traviate. Nel corso dei moti rivoluzionari del 1848 tornò ad ospitare un quartiere militare. Nel 1866 con le soppressione dei beni ecclesiastici passò al Comune di Palermo. Nel febbraio 1881 il sindaco della città, Nicolò Turrisi Colonna, sebbene anticlericale e massone, fu affascinato dal coraggio di Giacomo Cusmano, sempre accanto ai poveri e ai malati sia da medico sia da prete. Così gli donò l'antica casa dei gesuiti per ospitarvi gli accattoni. Don Cusmano si diede subito da fare, sistemò i locali e vi ospitò le prime pecorelle smarrite. Il duro lavoro lo consumò e il sacerdote rimase a letto per diverso tempo. Quando si ristabilì cominciò a girare per la città con due bisacce chiedendo cibo e abiti per i bisognosi presso le famiglie nobili. Da loro riceveva abiti dismessi e generi di prima necessità. Poi, nel tardo pomeriggio, rientrava nella sua dimora di via Cristoforo Colombo e cominciava a dividere alimenti e vestiario. La sera Cusmano tornava ad uscire per recarsi presso le famiglie più bisognose. Il religioso soleva dire: «I poverelli sono anime comprate dal sangue di Gesù, perciò dobbiamo servirli con riverenza e modestia». Lui non si limitava soltanto alla promozione umana; la sua opera di assistenza materiale era un mezzo per ricondurre gli uomini a Dio. Allergico alle cariche, rifiuto la nomina di parroco di S. Ippolito. Intanto la "Quinta Casa" diventava la prima sede del "Boccone del Povero". Nel luglio del 1881 furono alloggiati dieci indigenti anziani, assistiti da un gruppetto di frati. Qualche mese dopo l'istituto contava già 170 ospiti bisognosi di cibo e di cure. In un'ala della dimora vennero assistite una quindicina di donne ammalate. Scrive Gerlando Lentini nel volume "Un Santo a Palermo": "Vedendo i disagi in mezzo ai quali i frati e le suore dovevano operare, Cusmano diceva che quella casa era l'anticamera del cielo". Intanto gli ospiti più anziani venivano occupati in piccoli lavori mentre i giovani frequentavano la scuola ma anche una falegnameria , la tipografia, la rilegatoria, per imparare un mestiere ed essere indipendenti. Giacomo Cusmano nel frattempo visitava gli ammalati: medicava le piaghe, prestava ogni umile servizio con un dolce sorriso sulle labbra, per tutti aveva una buona parola. Giacomo Cusmano si era laureato in medicina a soli 21 anni. Iniziò ad esercitare la professione tra Palermo e San Giuseppe Jato, dove spesso era costretto a recarsi per interessi di famiglia. Anche in quel periodo di fine Ottocento non era facile scuotere la coscienza indifferente di una città e trovare fondi per assistenza ai poveri. La "Quinta Casa" fu fortemente danneggiata durante l'ultimo conflitto mondiale. Restaurata venne affidata alla scuola media statale "Antonello da Messina". Poi l'abbandono e il degrado. 08122010