Cosa dice la relazione della direttrice degli scavi:"Ma sotto la piazza niente reperti classici" È BASTATO un giorno per giunta di festa al ministro Urbani per passe re, con decisionismo d'altri tempi dal possibilismo al funerale della loggia di Isozaki. Motivo inappellabile: i ritrovamenti archeologici definiti da Urbani, e finora solo da lui, d'eccezionale importanza. Chissà cosa mai è accaduto in un sol giorno, visto che gli esami ai reperti sono in corso, e che Massimo Francovich, autorevolissimi consulente di insospettabile nomina ministeriale, e Monica Salvini, direttrice degli scavi e autrice della relazione inviata al ministeri il 25 agosto, non hanno certo gridati fin qui al miracolo. Conviene allo ra tornare all 'unica certezza docu mentale della vicenda, la relazioni della Salvini, nell'attesa di scoglie re il mistero della lettera o delle let tere che ne hanno accompagnato i Roma le sei cartelle. Dove emergi il prevalente interesse topografico dell'indagine su una area periferica per secoli di servizio, e della cu storia antica non esistono più trac ce: approdo, argine e drenaggio de fiume, coltivazioni, depositi alimentari e, dal Trecento, uso abitativo durato fra mille rifacimenti, si tutti lo sventramento causato dalla costruzione degli Uffizi nel 1561 fino al primo Novecento. «Grazie alla presenza - si legge nelle prime righe - di edifici che hanno sigillato il giacimento fino a tempi recenti, è stato possibile indagare un settore del centro urbano (...) mai esplorato prima (...) un'importante occasione di conoscenza dell'evoluzione insediativa del lato meridionale di Firenze, anche nell'ottica della ricomposizione del quadro storico-topografico de le spazio compreso tra l'area più elevata della città (Piazza Repubblica-Piazza Signoria) e l'alveo del fiume.E poco dopo un passo sottolineato nell'ori finale: «II giacimento, non del tutto terminato di scavare in estensione con i fondi a disposizione, è stato, tuttavia, esplorato nella sua interezza strati-grafica, con cinque saggi che hanno raggiunto livelli naturali. Ciò ha permesso di (...) verificare l'eventuale esistenza di strutture di epoca classica. L'assenza di queste ultime, costituisce un dato negativo [di grande importanza (...) rendendo lecita la supposizione(...)che qui si dovesse trovare un porto (...) (di epoca romana, o comunque un'area depressa prossima al fluire, che poteva servire ad accoglierete ricorrenti piene che dovevano rivestire il lato meridionale della città e successivamente colmata con riempimenti...L'importanza scientifica dello scavo in profondità condotto tra 2001 e 2004 In piazza del Grano è quella di aver portato nuovi dati a verifica e, spesso, a sostegno di quanto osservato in passato». Seguono le ipotesi sui tentativi di bonifica e consolidamento dell'area argillosa con materiali lapidei dall'epoca romana al Duecento e il ritrovamento di sedimenti limosi delle piene dell'Arno. «Sulla superficie dei vari riempimenti non è apparso nessun livello insediativo, ad eccezione, forse, di un piano di calpestio con destinazione ortiva, al quale afferirebbero quattro pozzi (...} il cui riempimento con materiale organico (grandi quantitativi di noccioli di frutti), indica un loro probabile uso come depositi agro-alimentari o, più facilmente, a fini agricoli». E nemmeno un alto muro in vìa ipotetica riconducibile alle cosiddette mura matildine convince Salvini: «L'esistenza di questo cinto murario, messa in dubbie da molti studiosi, non è affatto testimoniata da questo scavo (...)».