In decine di scatti la storia della Maremma nel dopoguerra Due i temi scelti per la singolare esposizione "dai campi alle officine" e "beni archeologici" «La memoria è dispersa. La città è cresciuta su se stessa. Il nuovo procede per distruzioni successive. Così deve essere, così è dovunque, nel mondo. Ma se la nostra storia non si perde, se non viene espulsa una volta per tutte come insignificante, è anche perché resta ben stretta a queste semplici immagini che sopravvivono al tempo». È tutta qui, in questa limpida sintesi introduttiva del giornalista Flavio Fusi, la magnifica mostra che l'Archivio Gori e il Comune di Grosseto, con la collaborazione dell'Isgrec e della Provincia e il contributo di Fondazione Mps, mettono sotto l'albero di Natale, autentico dono - nei giorni della festa che riunisce le comunità e riaccende i ricordi - per tutti i maremmani di ogni età. Dal 10 dicembre al 9 gennaio il Museo archeologico di Piazza Baccarini l'archivio dei Fratelli Gori si apre al pubblico e mette in mostra decine di fotografie che raccontano la storia della Maremma dal dopoguerra al boom economico, e anche qualcosa di più. Memoria in bianco e nero o - per dirla con Giovanni Gori - «la memoria nero su bianco». Divisa in due sezioni: la prima, più corposa, dal titolo "Dai campi alle officine", restituisce vent'anni di immagini di lavoro; la seconda, omaggio al museo che la accoglie, con il titolo "Beni archeologici" narra a suo modo "l'archeologia dell'archeologia" in Maremma, ovvero gli anni pioneristici dei primi ritrovamenti dei mille tesori etruschi e romani disseminati nelle viscere di questa terra. Al progetto e all'allestimento hanno lavorato e lavorano tante persone, e tante istituzioni. Dalla famiglia Gori alla direttrice del Museo, Maria Grazia Celuzza; dal Comune (rappresentato ieri dal sindaco Bonifazi, dall'assessore Ferretti e dal dirigente Valerio Fusi) alla Provincia (c'era il presidente del consiglio, Sergio Martini); dall'architetto Cecilia Luzzetti al collezionista Gianfranco Luzzetti, che di questo evento è direttore artistico e "padre nobile". «Vedere queste foto - spiega Luzzetti - mi ha portato a rivivere le emozioni degli anni '50, quando dovetti lasciare la Maremma perché non offriva lavoro. Ciò che ho vissuto in questa terra, povera e meravigliosa, è qualcosa che porto e porterò sempre dentro». Le foto raccontano la crescita urbanistica di Grosseto, dal lavoro nei campi sconfinati dove uomini e bestiame appaiono formiche, al lavoro nelle cave e nelle miniere, nelle Colline Metallifere o sull'Amiata; dalle officine che si aprivano subito dopo la guerra, alla campagna che piano piano diventava città con il fiorire dei cantieri edili. «Chiedo a tutti i maremmani di venire a vedere questa mostra», conclude Luzzetti, lanciando un appello: «Allestirla non è stato facile, le risorse sono poche. Oggi fare cultura è difficile, ma crediamoci, non arrendiamoci. Perché senza cultura il mondo non ha speranza». Le due mostre fotografiche "Dai Campi alle officine" e "Beni Archeologici" saranno inaugurate venerdì 10 dicembre e saranno visitabili fino al 9 gennaio dal martedì al sabato dalle 9 alle 17, la domenica e i festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.
GROSSETO. L'archivio Gori si apre le foto esposte al museo
L'Archivio Gori e il Comune di Grosseto, con la collaborazione dell'Isgrec e della Provincia, hanno organizzato una mostra fotografica intitolata "Dai campi alle officine" e "Beni archeologici" che si apre al pubblico dal 10 dicembre al 9 gennaio. La mostra racconta la storia della Maremma dal dopoguerra al boom economico attraverso decine di fotografie. La prima sezione, "Dai campi alle officine", mostra vent'anni di immagini di lavoro, mentre la seconda sezione, "Beni archeologici", narra gli anni pioneristici dei ritrovamenti etruschi e romani.
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