Geologi in campo contro il degrado del patrimonio archeologico campano: esiste una "situazione di grave rischio per le ville romane di Stabiae in conseguenza del grave dissesto idrogeologico che interessa l'area a monte del pianoro di Varano". Lo afferma Vincenzo Morra, consigliere dell'Ordine dei geologi della Campania e direttore del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli studi di Napoli Federico II. Questo stato di rischio - come si legge in una nota dell'Ordine - è ben conosciuto da molto tempo " tant'è che nell'area, in più momenti, sono stati condotti sulla collina di Varano, in virtù sia delle pre-esistenze archeologiche che dell'intensa urbanizzazione, numerosi studi, i più importanti dei quali possono ritenersi quelli condotti dall'Infrasud a metà degli anni '80 e quelli svolti a cura del Consorzio Civita". Tuttavia, pur esistendo altri dati (come per esempio le indagini a corredo del Piano regolatore generale), "il quadro conoscitivo - riposta la nota dell'Ordine - non può ritenersi sufficiente con riferimento all'ambito morfologico 'unitario' rappresentato dalla collina di Varano, i cui problemi di sicurezza idraulica e geologica derivano anche dalle condizioni di stabilità dei rilievi che sono a ridosso della collina stessa". Partendo da questi presupposti, nel 2007, il Centro regionale di competenza Innova e il dipartimento di Scienze della Terra dell'Università Federico II, di concerto con la Soprintendenza archeologica di Pompei e la Fondazione Restoring Ancient Stabiae (in sigla Ras) propongono alla Regione Campania la realizzazione di un programma di studio finalizzato alla definizione dei criteri d'intervento per la mitigazione delle specifiche tipologie di rischio idraulico e geologico. "Ciò - si legge nella nota diffusa ieri dall'Ordine - al fine di garantire non solo la fruibilità del patrimonio archeologico già portato alla luce, ma anche e soprattutto a garantire la prosecuzione, in condizioni di sicurezza, delle future attività di scavo ed esplorazione". I gruppi di ricerca che proponevano l'intervento "erano, infatti, fermamente convinti che si dovesse ritenere assolutamente prioritario, nel medio periodo, un piano di interventi per la messa in sicurezza dell'intera collina - afferma Maurizio de' Gennaro del Dipartimento di Scienze della Terra - per scongiurare il rischio di impegnare ingenti risorse finanziarie per attività che sarebbero risultate pesantemente condizionate dagli effetti dei vari fenomeni di instabilità noti per l'area". "Anche in questo caso si può affermare conclude Vincenzo Morra - che la parola d'ordine che segna il cammino è la prevenzione, ma si tratta di una parola che sempre più spesso viene dimenticata". num. 231 - pag. 29