SIRACUSA. II luogo scelto per far sorgere un teatro doveva essere «saluberrimo». Ed esposto a mezzogiorno, per evitare «l'atmosfera incandescente», spiega Vìtruvio nel suo trattato De Architectura. Oggi ci sono teatri che rischiano di scomparire perché divenuti teatri di guerre: quello afgano di Ai Khanum, il Babylon in Iraq, Scythopolis in Israele, il Neapolis in Palestina. Il tempo passa e lascia la sua orma su quella straordinaria fioritura di templi e teatri, elementi di una cultura che aveva creato l'abbondanza dalla sterilità, la bellezza dall 'incoerenza di una natura selvaggia. Non erano tempi facili quelli, né di pace né di tranquillità eppure greci e romani sapevano mettere il silenzio alle armi di bronzo per cercare cave adatte a costruire opere incredibili dove mettere in scena la vita. Ecco, non pietre mute e distanti ma luoghi sempre vivi e percepibili in una dimensione di continua evocazione. E in Sicilia, come nei Paesi che abbracciano il Mediterraneo, rutto è a portata di mano: esistono luoghi eccezionali in cui mito, storia e natura sembrano aver dato il meglio di sé. Per questi luoghi benedetti dagli dei è necessaria una conservazione programmata che mitighi la vulnerabilità, l'azione dell'uomo e dei secoli, la realtà ambientale, e che definisca criteri efficaci di gestione e fruizione. Operazione complicata, in cui confluiscono pensieri e filosofie differenti e intricate trame culturali. Piovono domande. Va bene il repertorio classico ma è giusto dare spazio anche ad eventi musicali moderni? Sì ad Eschilo e sì a Baglioni. No al Festivalbar: fa solo casino e nessuno di quel circo è interessato alla suggestione che sanno procurare iti chi canta quelle pietre antiche. a chi deve decidere? Quali criteri adottare nelle scelte? Frammenti di identità, affascinanti mete di notevoli flussi turistici, i teatri antichi - dove s'avverte ancora l'odore dell'Attica - arricchiscono l'offerta turistico-culturale del «sistema cultura», attivando un circuito di sviluppo socioeconomico. Taormina, Siracusa e Segesta sono teatri antichi più visitati con l'88 del totale dei visitatori di aree archeologiche siciliane con teatri antichi. Numeri alti che impongono interventi di conservazione, recupero e fruizione di questi luoghi. Proprio di questi aspetti si è discusso al convegno di Siracusa Teatri antichi nell'area del Mediterraneo , alla presenza di studiosi provenienti da differenti Paesi, ognuno col proprio carico di esperienze. I teatri, dall'inconcepibile altezza dei loro secoli e nella doppia funzione di monumento e teatro vero e proprio, sono soggetti al rischio statico, ambientale, antropico: gli interventi dei vari relatori hanno proposto differenti approcci, dai percorsi obbligati, ai corsi di formazione per le imprese che lavorano nei siti. Da ieri gli addetti ai lavori dispongono di uno strumento in più: è la Carta di Siracusa, strumento con cui la comunità scientifica traccerà percorsi di conoscenza e osservazione della realtà del patrimonio attraverso le attività di diagnostica, monitoraggio, conservazione. Guido Meli, direttore del Centro regionale per la progettazione e il restauro che ha organizzato il convegno, traccia un primo bilancio: «II concetto che io ritengo fondamentale ma che stenta a passare è quello della conservazione della cura. I fondi per la manutenzione sono ridotti ma alcuni interventi, se costanti, non sono neppure troppo costosi. Serve, a tutti i livelli, un programma di manutenzione che avrebbe anche una ricaduta occupazionale poiché coinvolgerebbe squadre di artigiani. È indispensabile però creare una filiera di qualità. Un'idea potrebbe anche essere quella di attivare una rete dei teatri antichi». Alessandro Pagano, assessore regionale ai Beni culturali e ambientali e alla Pubblica Istruzione, spiega: «Da qui è partito un dibattito culturale, un ragionamento intorno alla fruizione dei luoghi antichi attraverso spettacoli moderni: questo convegno, così ricco di contenuti e apporti scientifici, ha scatenato dei confronti e di sicuro produrrà dei risultati. Le domande che dovranno trovare una risposta comune nel rispetto delle specificità di ogni sito. Il momen to della chiusura è ormai superato ma si era reso necessario nel periodo successivo agli anni '60 e 70, decenni di distm -zione del nostro patrimonio artistico. La Carta di Siracusa diventerà operativa con decreto regionale e fungerà da battistrada per il resto del mondo». Pe r l'assessore regi onale al Turismo, Corri n -nicazioni e Trasporti, Fabio Granata «in Sicilia non servono turisti ma viaggiato ri capaci di leggere i segni della nostra storia. La differenza con il passato sta nel fatto che prima la gestione di ceni luoghi interessava poche persone, adesso i soprintendenti devono ascoltale ciò che la gente vuole. F la gente vuole riappropriarsi della propria identità. Due gli aspetti sui quali puntare: sostenibilità e qualità. E due professionalità. assolutamente separate, devono occuparsi rispettivamente della tutela e del -la gestione delle aree archeologiche». Prevenire, allora, nonostante théatron sia il luogo per contemplare.
Per i teatri antichi la Carta di Siracusa - La parola d'ordine è prevenire
Il convegno "Teatri antichi nell'area del Mediterraneo" a Siracusa ha discusso sulla conservazione e fruizione dei teatri antichi, come Taormina, Siracusa e Segesta, che sono tra i più visitati in Sicilia. Gli esperti hanno proposto diversi approcci per la conservazione, tra cui percorsi obbligati e corsi di formazione per le imprese che lavorano nei siti. È stata anche presentata la Carta di Siracusa, un strumento che traccia percorsi di conoscenza e osservazione della realtà del patrimonio attraverso le attività di diagnostica, monitoraggio, conservazione.
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