Crolli e mancanza di soldi riducono sempre di più le aree visitabili. L'associazione albergatori lancia un grido d'allarme: «Di questo passo l'economia campana crollerà a picco. Tra emergenza rifiuti, crollo dei monumenti e adesso l'annuncio della chiusura al pubblico di siti popolarissimi sarà difficile atturare tutisti. E se si ferma Pompei, si ferma l'intero comprensorio», avverte la presidente dell'Adap Rosita Matrone. Le domus «condannate» alla chiusura dal prossomo 31 dicembre, quando scadrà l'accordo del 2008 tra soprintendenza e sindacati, sono quelle degli Amorini dorati, del Menandro, di Sallustio, di Marco Lucrezio Frontone, di Obellio Firmo, dell'Ara Massima, dei Quattro Stili, di Casca Longa, di Giulio Polibio, dei Casti Amanti, della Fontana Piccola a Mosaico, del Foro Boario e il Termopolio. Incontri tra le parti non ne sono stati ancora fissati, ma anche se si svolgessero, fanno sapere in Soprintendenza, non porterebbero a nulla perché in cassa non ci sono fondi sufficienti. Eppure quell'accordo, che portò a individuare trenta figure professionali da destinare esclusivamente alla tutela di questo itinerario, ha fatto risparmiare a l'ente qualcosa come 860mila euro che dovevano essere reimpiegati per i lavori di restauro. Il personale fu infatti reclutato all'interno della Soprintendenza di Napoli e Pompei, senza ricorso a contratti esterni. Ora il blocco del turnover ormai decennale e la cronica mancanza di soldi rischiano di dare il colpo di grazia all'immagine del sito archeologico. Di fatto i visitatori dovranno limitarsi a girare tra le strade dell'antica città ammirando l'insieme, ma senza potersi concentrare su singole abitazioni, in alcuni casi esempi straordinari della vita quotidiana delle classi più agiate dell'epoca. «Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le prenotazioni sono in calo. È prematuro ipotizzare l'andamento delle festività natalizie - sottolinea la presidentessa dell'Adap - e solo dal 15 dicembre potremmo calcolare le perdite in percentuale. Ad oggi posso, comunque, anticipare che la crisi c'è ed è molto profonda. La Soprintendenza non può lasciare un vuoto simile in un momento del genere, in cui si deve pensare a rilanciare Pompei e non certo affossare Pompei».