«Il bel paese maltrattato»: Roberto Ippolito denuncia lo scempio del nostro patrimonio Citando lo scandalo di Pompei in tempi non sospetti, Roberto Ippolito aveva raccontato il calvario della Penisola, uno stato che, pur essendo detentore del primato planetario dei siti adottati dall'Unesco come patrimonio dell'umanità, spesso violenta o dimentica il suo "oro nero", le vestigia della cultura. La denuncia è affidata al libro "Il bel paese maltrattato" (Bompiani, 380 pagg., 18 euro). L'autore ricordava le parole del segretario locale della Cisl Antonio Pepe che cercava di far squillare un campanello di allarme segnalando che i tombaroli avevano cambiato strategia. Ora, denunciava, «prediligono gli oggetti non catalogati». Pompei è un paradiso. Per un terzo non è stata mai scavata. Ventidue ettari sono in balia del primo venuto. Basta sondare campi facilmente accessibili. Nonostante la tutela dell'Unesco, denunciava Ippolito, l'area archeologica è uno scrigno trasandato. I fatti gli hanno dato ragione. Il 6 novembre è crollata la Casa dei gladiatori. Poco dopo la stessa amara sorte è toccata al peristilio della Casa di Trebio Valente. Pompei è solo il caso più vistoso di un robusto inventario che comprende perfino due caserme "abusive", una dei carabinieri e una della Forestale. Succede a Ischia. «Il soprintendente ai beni architettonici Stefano Gizzi ferma la costruzione di una maxicaserma dell'Arma sul mare di Forio pochi mesi dopo lo stop alla realizzazione di quella della Forestale nella pineta di Casamicciola». Il funzionario scopre da condizione di totale abusività dello scheletro attuale che deve, pertanto, essere demolito». L'edificio della Forestale è un piccolo mistero. Gli uomini in forza alla stazione sono una decina. La loro caserma però ha duecento posti letto. Più che "maltrattato" il Bel Paese emerge dal libro come un esangue nobile decaduto e stuprato. Ippolito comincia con le gloriose Mura aureliane di Roma che sgretolandosi ospitano una fitta vegetazione, piantine di capperi a volontà. A Torino nella notte fra il 22 e il 23 dicembre 2009 il gelo rompe due valvole del sistema antincendio. L'acqua danneggia il soffitto decorato della preziosa sala dei mappamondi all'Accademia delle Scienze, due mappamondi e il parquet. Si salvano per miracolo i 150 mila libri del Cinquecento, il vero tesoro dell'Accademia. A Firenze, sempre nel 2009, custodi, tecnici, amministrativi e storici dell'arte del Polo Museale (Uffizi, Galleria dell'Accademia, il Museo del Bargello, le cappelle Medicee, il giardino di Boboli) sono solo 600, cento in meno di cinque anni prima. Ippolito cita numeri di sale e date di chiusura "per influenza". In tre anni i visitatori degli Uffizi sono calati dell'8,1 per cento. A Cagliari il cemento assedia Tuxiveddu, la più grande necropoli punica del mondo. Nel 2000 il comune si è detto favorevole alla lottizzazione. L'Avvocatura dello Stato tenta di opporsi con l'argomento, non peregrino, del ritrovamento di mille nuove tombe. Ippolito cita anche episodi al limite del comico o del grottesco. A Cisterna di Latina, durante i lavori per un impianto fotovoltaico, vengono alla luce 150 tombe romane del periodo compreso fra il primo secolo avanti Cristo e il primo dopo Cristo. La soprintendenza ai beni archeologici decide che è meglio ricoprire la necropoli per salvarla dai tombaroli, fin troppo attivi nella vicina Tres Tabernae, gli scavi di una stazione di posta citata da Cicerone. Questi sono i chiari di luna. In Italia 44 siti protetti dall'Unesco su 890 individuati in tutto il mondo, sono condannati a una difficile convivenza con le violazioni sistematiche delle norme. In Calabria c'è un abuso edilizio ogni 134 metri di costa. Lo Stato destina alla cultura solo 21 centesimi ogni 100 euro che spende. Nel 1970 eravamo il Paese del mondo più visitato dai turisti. Ora ci sorpassano Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina. Il nostro "oro nero" diventa sempre più opaco.