Anzichè lasciarli marcire i beni culturali si possono far fruttare Per liberalizzazioni e privatizzazioni Giulio Tremonti, smaccato convinto e dichiarato «antimercatista», non sembra abbia mai provato passione. Diverso il caso dell'alienazione del patrimonio pubblico, pur se essenzialmente limitato a quello immobiliare. Eppure sarebbe il caso di dare una forte scossa, restringendo il campo d'intervento della mano pubblica, vendendo tutto quel che sia possibile, privatizzando oltre l'immaginabile. La situazione del debito pubblico, che da troppi anni non si riesce, non si dice a comprimere, ma almeno a ridurre, a frenare, a diminuire, lo richiede. L'Istituto Bruno Leoni da qualche settimana ha inserito, nel proprio sito internet, un contadebito pubblico che è raccapricciante, perché aumenta ogni secondo di oltre 2.700 euro (il totale è di tredici cifre, veleggiando celere celere verso i 1.900 miliardi). In queste condizioni non si capisce perché non ci si decida a un passo reale verso i privati anche nel settore dei beni culturali. Il patrocinio di Diego Della Valle al restauro del Colosseo è soltanto una parziale e limitata indicazione di quanto si potrebbe fare. Non si tratta soltanto di favorire la spesa privata nel settore della cultura, verosimilmente attraverso forti sgravi fiscali; si tratta pure di dare l'arte in affitto, come da qualche parte si è richiesto. È da qualche mese depositata alla Camera una proposta di legge (primo firmatario Domenico Scilipoti, dell'Idv) per il «noleggio a lungo termine delle opere d'arte di proprietà dello Stato o degli enti locali», tramite aste pubbliche da indire bimestralmente e noleggio almeno decennale dei beni, reperti archeologici compresi. I proventi sarebbero destinati per metà a ripianare il debito pubblico e per metà al ministero per i Beni e le attività culturali, essenzialmente a fini di restauro. Chi si oppone a tali proposte, di solito inorridito in nome della tutela del patrimonio culturale pubblico, non offre, però, soluzioni concrete. Intanto, milioni di pezzi artistici giacciono, com'è ovvio, nei magazzini, mentre anche quelli normalmente fruibili avrebbero bisogno di restauri e catalogazioni. I fondi non ci sono che in minima parte rispetto alle necessità esistenti: mai notato quanti edifici, chiese, beni artistici dei secoli andati esistano, e tutti bisognosi di soccorso? Allora, potrebbe perfino darsi che nemmeno la soluzione del noleggio sia sufficiente. Probabilmente occorrerebbe la locazione d'immobili artistici; ma addirittura la vendita. Una razionale alienazione di quadri, sculture, monete, oggetti d'arte, archivi, consentirebbe introiti destinati sia a ridurre di qualche scheggia il debito pubblico, sia a recuperare i finanziamenti necessari per salvaguardare il patrimonio artistico non alienato o non noleggiato.