Benvenuti al «mega-porto», uno scempio che per circa due km di mare serra una delle zone più straordinarie dell'arcipelago delle Eolie. Un progetto faraonico che dovrebbe garantire per la sola isola ben 700 posti barca, ormeggi per navi da crociera e rifugio per i pescatori. Il rischio è che Lipari sia depennata dalla lista dei gioielli dell'Unesco. Ma per il sindaco Mariano Bruno (centro-destra): «Qui bisogna edificare, cementificare... l'importante è che ci sia lavoro per tutti» LIPARI (Isole Eolie). Ed eccolo, finalmente, quel megaporto. Una struttura aberrante. Un progetto che, per circa due chilometri di mare, serra una delle zone più belle dell'arcipelago delle Eolie. A Lipari. E benvenuti, si intende, in quello che è considerato, almeno definito, «patrimonio dell'umanità». Eppure, in questo patrimonio dell'umanità, nei giorni scorsi è stato presentato quel progetto che dovrebbe garantire, per la sola isola di Lipari, ben 700 posti barca; ormeggi per navi da crociera e rifugio per i pescatori. Un'opera faraonica per la spesa iniziale di ben 130 milioni di euro. Cifra stanziata per il 70 per cento dalla società «Condotte d'Acqua»; e per il restante 30 per cento, ma soltanto concedendo beni immobili, dal comune di Lipari. Entrambi, infatti, hanno creato una società specifica denominata «Lipari Porti Spa». Un progetto, dicevamo, assolutamente mastodontico che, deturperebbe in maniera definitiva quello che è l'intero arcipelago delle Eolie. Si rischia, tutto sommato, di essere addirittura depennati da patrimonio dell'umanità. Del resto in tal senso i vertici delle organizzazioni internazionali hanno parlato in maniera molto chiara. «Se nell'isola di Lipari dovesse essere realizzata quella struttura, l'intero arcipelago verrebbe depennato». Per le Eolie sarebbe una catastrofe. Una catastrofe vera e propria. Eppure, il sindaco di Lipari, Mariano Bruno, di centro-destra, a quell'avvertimento non dà assolutamente retta, anzi: «Parliamoci chiaro: qui bisogna edificare, cementificare, creare, fare in modo che la gente possa lavorare, non ha importanza se si cementifica, l'importante è che ci sia lavoro per tutti. Qui stiamo male e di conseguenza bisogna correre ai ripari. E voglio anticiparvi che sono intenzionato a realizzare una pista d'atterraggio per contenuti aerei da trasporto passeggeri». Il discorso del sindaco Mariano Bruno potrebbe forse avere un senso qualora quel capitale investito ritornasse in un verso o nell'altro nelle tasche degli eoliani. Non capiterà. Infatti quella struttura megaportuale, dovrebbe essere gestita, e lo hanno detto chiaramente i responsabili nel corso della presentazione del progetto, esclusivamente dalla «Lipari Porti Spa». A guardarlo questo progetto mette paura. Si parla di bracci di decine e decine di metri che serrano in maniera incredibile quella baia. Cementificazione ovunque, addirittura, e questo è'il paradosso, su un altro porto però di età romana imperiale, scoperto un anno e mezzo fa. In quella zona, insomma, definita di altissimo vincolo archeologico, si vuole realizzare quella mostruosità. Ma non finisce qui. Attorno a quel megaporto, in effetti, il vero business sarebbe quello dei locali previsti intorno alla struttura. Boutique, supermarket, centro benessere, quattro piscine, piste per elicotteri privati, club, sale da ballo e chi più ne ha più ne metta. «Un investimento che, diciamolo in modo molto franco, sa tanto di una spregiudicata operazione economica. Nessuno accusa la società Condotte d'Acqua di essere poco trasparente: sta di fatto, però, che quest'enorme capitale che dovrebbe affluire nelle isole Eolie certamente potrebbe richiamare gli appetiti di mafia, 'ndrangheta e camorra e ovviamente i segnali potrebbero esserci tutti» lo dice Pietro Lo Cascio, consigliere di Ecologia e Libertà. Ma lo sostengono, senza mezzi termini, non soltanto i portavoce delle associazioni ambientaliste, ma più strati della cittadinanza eoliana. E questa è solo una parte del problema perché la realizzazione di quel megaporto, più che assicurare vantaggi economici alla collettività, arrecherebbe, invece, tutta una serie di veri e propri disastri. Iniziando da quello ecologico ed ambientale, per finire a quello economico. Infatti, al di là di tutto, quella struttura, una volta realizzata, dovrebbe essere gestita soprattutto dai privati. Il che significa che dovrebbero essere loro a decidere il prezzo del ticket di ormeggio sia per i turisti che per gli isolani. Insomma un boomerang che, inevitabilmente, si ripercuoterebbe contro la già precaria economia di questo arcipelago. Ma c'è dell'altro: il megaporto dovrebbe sorgere, ma il condizionale è d'obbligo, in una zona nella quale i bradisismi sono pane quotidiano. Tant'è che il megaporto di età romana rinvenuto di recente si affossò, secondo i resoconti storici, proprio per un improvviso bradisismo. «Che ci siano dei problemi anche al vecchio porto commerciale dell'isola di Lipari è abbastanza evidente - dice Adolfo Sabatini, geometra, e consigliere comunale a Lipari dello schieramento "Nuovo giorno" - quelle strutture si spaccano, si affossano non garantendo, in certe occasioni, l'approdo né dei mezzi pubblici né di quelli privati. C'è bisogno di uno studio approfondito, di una messa in sicurezza capillare in queste rade. Ma non certo la realizzazione di una struttura del genere che creerebbe soltanto disastri su disastri». Suono invece il piffero l'amministratore delegato della Lipari Porti Spa, l'ingegner Stefano Tomarelli, per lui il megaporto sarebbe un toccasana per l'intera collettività eoliana: «Porteremo benessere in queste isole. Avrete l'opportunità di ospitare i turisti danarosi e potrete stare meglio tutti, così come vivono gli isolani delle Seychelles e delle Bermuda. Dobbiamo realizzare nelle Eolie strutture degne di mete internazionali turistiche». Sta di fatto che, attualmente, nell'isola di Lipari, ma in tutte le isole gestite dal comune di Lipari, non esiste nemmeno un bagno pubblico. Come dire, insomma, che si vuole realizzare una struttura, priva delle stesse fondamenta. E ovviamente coloro i quali contestano la realizzazione dell'opera vengono definiti, dallo stesso amministratore delegato Tomarelli «pochi scalmanati che non credono nel progresso!». «Scalmanati chi? - rispondono gli isolani - Quelli che vogliono tutelare la bellezza del nostro posto? Scalmanati chi? Quelli che non vogliono che il capitale privato giunga nelle nostre isole mortificandole e cementificandole ancora di più? Scalmanati, perché? Perché amiamo realmente questo nostro arcipelago? Scalmanati per quale ragione? Perché diciamo no a manovre poco limpide che affosserebbero assolutamente e definitivamente queste isole?». È contraria al megaporto, addirittura, parte della stessa curia liparota. Don Aurelio Patti, parroco «ambulante» dell'intero arcipelago lancia la sua battaglia: «Buona parte di noi parroci in chiesa durante l'omelia, diremo no a quel porto. Perché se venisse realizzato, certamente, quelli ricchi diventerebbero ancora più ricchi e i poveri ancora più poveri: tutto sommato, questo non è assolutamente un messaggio cristiano. Anzi tutt'altro». Il diavolo e l'acqua santa che si danno la mano. Avversi a quel porto sono anche geologi e vulcanologi, tra tutti la dottoressa Gilnat Contessa, una studiosa che ha condotto degli approfondimenti geologici proprio sull'isola di Lipari: «Qui il terreno è abbastanza friabile, questo è un territorio soggetto a scosse telluriche, bradisismi e quant'altro. Se si dovesse cementificare la zona in quel modo, certamente si arrecherebbe un danno irreparabile anche ai fondali della stessa isola di Lipari e, si badi bene - spiega la studiosa - con i lavori che dovrebbero essere realizzati, rischierebbe di crollare anche lo stesso castello d'età spagnola che sovrasta l'isola di Lipari. Sarebbe uno scempio assoluto e incontrollabile. Quella struttura, quindi, non deve essere assolutamente realizzata». Già, il castello di Lipari. Uno dei siti più importanti dell'archeologia internazionale. Tant'è che all'interno di quella struttura nasce un museo tra i più prestigiosi del mondo. Rischia anche quello di venire giù trascinato dall'intera rocca. Insomma, ripeto, un disastro del genere non può essere assolutamente realizzato». E allora, questa è la novità, si chiede un intervento particolare, specifico, analitico dello stesso ministro dei Beni Culturali Bondi. «Sappiamo perfettamente - dice Giacomo Biviano, consigliere del Partito Democratico - che non è competenza sua, ma in questo caso è competenza della regione. Ma è pur sempre un ministro della Repubblica. Qui siamo in Italia. E come italiani vogliamo essere tutelati: che il ministro dica no a quello scempio oppure nelle Eolie sarà vera e propria rivoluzione». E lo dicono, senza mezzi termini, non solo quegli «scalmanati», ma addirittura padri, madri di famiglia e quelle vecchiette che ogni domenica si recano in chiesa, magari a confabulare con il parroco. Con quel parroco che apertamente dice no come i veri eoliani, a quella vergognosa e faraonica struttura. Non ultima scende in campo la politica. Se da una parte, infatti, il presidente della regione Lombardo si è schierato ufficiosamente a favore di quel megaporto liparoto; d'altro canto, gli stessi iscritti del Partito democratico che in questo momento sorreggono il governo della regione siciliana, senza mezzi termini a Lipari dicono che: «Se i democratici di sinistra della regione siciliana dovessero permettere, anche loro, questo scempio non sconfessando Lombardo, allora vorrà dire che anche noi strapperemo le tessere sottolineando così il nostro assoluto dissenso». Ultima aggiunta: in previsione di quella vergognosa «opera» c'è chi, per accattivarsi gli elogi e il consenso dei giovani eoliani promette loro posti di lavoro e agevolazioni fiscali in quei club esclusivi che dovrebbero essere realizzati.