Oggi altro sciopero, il Polo museale verso lo stop per le Feste Un mercato alla deriva. Regole, formazione, cultura: tutto da rifare In 350 rischiano il posto mentre tante aziende cercano operai specializzati, introvabili Da una parte un bando di gara che, secondo i sindacati, potrebbe togliere il lavoro a 350 dipendenti di Firenze Musei. Personale senza alta formazione, difficilmente ricollocabile. Dall'altra, artigiani e piccole imprese a caccia di operai specializzati, introvabili. Sono i due volti di un mercato del lavoro da ripensare. Oggi sciopero agli Uffizi, all'Accademia e negli altri musei statali (con la minaccia di altri blocchi fino all'Epifania). Feste incerte. Cambia l'appalto per i servizi: a Roma incontro tra governo, sindacati, categorie. Il ministero: più assunzioni dividendo i settori Nella Toscana dei 50 milioni di ore di cassa integrazione, di fabbriche che chiudono come la Eaton di Massa, che non riescono a partire come la Isi di Scandicci, che sono in mezzo al guado come la Lucchini di Piombino, c'è un'altra storia, quella di 350 persone in apprensione. Lavorano in una «impresa» legata alla ricchezza del nostro territorio: il patrimonio artistico. E la fabbrica dei servizi per il Polo museale di Firenze. Quasi 250 lavoratori a tempo indeterminato che, dopo dodici anni, non hanno più garanzie sul loro futuro; altri cento a tempo determinato, che agognano da anni il posto fisso e che ora dovrebbero ricominciare daccapo a cercarsi un'altra opportunità. Stamani alle 9.30 saranno agli Uffizi, in concomitanza con l'incontro a Roma tra il ministero, Confcommercio e i sindacati; un incontro che i lavoratori vedono partire sotto cattivi auspici, e già ieri minacciavano un altro sciopero, dopo quello di domenica e poi di oggi: uno sciopero a singhiozzo, nei fine settimana e nel ponte di Natale. Così rischiano di saltare le visite ai musei statali fino all'Epifania. Dietro la vicenda, c'è un'altra vicenda. L'esternalizzazione dei servizi e cosa succede a chi lavora in quelle aziende. Come in altri settori (i bidelli nelle scuole, le pulizie nei treni) si è deciso di appaltare all'esterno i servizi di bookshop e vendita di gadget, biglietteria e prenotazioni, la ristorazione. Il primo appalto, vinto da «Firenze Musei» (associazione di imprese con Opera, Giunti, Bassilichi e altri) è del 1998, bookshop e bigliettazione compresa, la ristorazione ad un'altra azienda. Il contratto, per i dipendenti, è quello del commercio, in parte a tempo determinato. «Ma abbiamo sottoscritto accordi integrativi spiega Riccardo Pollastri delle Rsu con una lista di anzianità per stabilizzarli, nel tempo». Mille, millecento euro al mese (la maggior parte part time a 36 ore), ora però i dipendenti temono per il loro futuro. Perché, qualche corso di formazione a parte, fuori dal settore rischiamo di restare tagliati dal mercato del lavoro. O, appunto, di essere costretti a ricominciare tutto da capo. Il ministero ha «smembrato» i servizi e li ha messi a gara. Cifre importanti, solo per la biglietteria si parla di un appalto da 160 milioni di euro in 10 anni. E infatti parteciperanno multinazionali, come la francese Culturespaces (ma ci sono anche la Giunti, questa volta da sola, Mandragora con Edison e Electa Mondadori con la francese «Réunion») per il bookshop, Opera ci riprova ma dovrà vedersela, tra gli altri, con Lottomatica. «Mentre ora riuscivamo, con la mobilità tra un servizio e l'altro, a dare continuità e persino a stabilizzare i dipendenti, ora le aziende saranno diverse: non sarà più possibile», spiega Pollastri. E poi c'è il vero nodo. Il contratto del commercio non prevede clausole di garanzia. Tradotto: chiunque vinca, non è obbligato a assumere chi già lavora per Firenze Musei. Per questo motivo, i dipendenti sono in agitazione da mesi. Poi, prima dell'incontro di oggi, tutto è precipitato. Perché? «Il ministero spiega Barbara Orlandi della Cgil parla genericamente di un impegno. Volevamo arrivare all'incontro con qualcosa di scritto. Abbiamo già revocato due scioperi sulla fiducia, ora basta». Mario Resca, direttore del ministero (finito tra le polemiche perché è stato nel Cda di Mondadori, ed a più riprese ci sono stati alcuni dei partecipanti alla gara per la ristorazione che hanno fatto notare che i probabili avversari fanno parte di Confimprese, associazione presieduta dallo stesso Resca) ribatte con due elementi: «Dividendo i settori, sarà necessario aumentare, non diminuire il personale». E poi fa notare: «Sono dodici anni che stanno lì tranquilli, e nessuno si è preoccupato. Le gare saranno a marzo, c'è tutto il tempo per affrontare i problemi. Persino i sindacati nazionali di categoria sono rimasti sorpresi da questa escalation fiorentina, unica nel suo genere». Insomma, «siamo stati sottoposti a pressioni di tutti i tipi: ma noi siamo disponibili a fare gare per individuare il migliore offerente e trovare le migliori garanzie ai lavoratori. Anche contro rendite di posizione, se ce ne fossero». Che i posti di lavori aumentino, però, sono in molti a dubitarne: chi vince porterà anche i propri dipendenti, sono tutte aziende che hanno una strutture preesistente. «Se ci hanno convocati a Roma dice Enzo Feliciani della Uil vorrà dire che ci sono novità. Perlomeno, ce lo auguriamo». Firenze Musei Firenze Musei, l'associazione di imprese che gestisce ora bookshop e accoglienza, ha vinto la gara nel 1998. I bandi del ministero de beni culturali adesso sono tre: 160 milioni per i servizi di accoglienza, 47 milioni per il bookshop, 10 milioni e mezzo per la ristorazione. Siamo ancora alla prima fase, quella della manifestazione di interesse da parte delle imprese
Firenze. Il caso Uffizi rilancia l'emergenza lavoro
Oggi si è svolto uno sciopero agli Uffizi, all'Accademia e negli altri musei statali. I lavoratori del Polo museale di Firenze, che gestisce i servizi di accoglienza, bookshop e ristorazione, temono di perdere il loro lavoro a causa dell'esternalizzazione dei servizi. Il ministero ha deciso di appaltare i servizi a gara, con un bando che prevede la possibilità di assumere nuovi dipendenti. I lavoratori, però, hanno già ricevuto una lettera di notifica che li mette in rischio, poiché il contratto del commercio non prevede clausole di garanzia. I sindacati hanno minacciato un altro sciopero, se non si raggiunge un accordo con il ministero.
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