Saranno loro a occuparsi di Pompei. O almeno, di quel che resterà. I restauratori del futuro hanno finalmente un corso di studi universitario, che pone fine a un travagliato periodo di transizione iniziato con il varo delle nuove regole contenute nei decreti 86 e 87 del 2009. La laurea magistrale in conservazione e restauro dei beni culturali è prevista dal decreto congiunto Istruzione e Beni culturali ora all'esame delle commissioni Cultura di Camera e Senato, che dovranno esprimere il parere entro lunedì prossimo. Impresa impossibile per Montecitorio, che per tutta questa settimana terrà i battenti chiusi. Il provvedimento era il tassello che mancava per completare il percorso formativo della nuova figura di restauratore. Il corso di studi- che dovrà essere attivato a partire dal prossimo anno accademico da università, accademie di belle arti, scuole di alta formazione e studio degli istituti centrali dei Beni culturali, nonché dai centri regionali o interregionali accreditati all'insegnamento del restauro - prevede 300 crediti formativi, di cui 99 da maturare nei laboratori e cantieri di restauro. Il numero massimo degli esami è trenta. L'obiettivo dei nuovi corsi è assicurare agli studenti «una solida preparazione sia nelle discipline di base che in quelle caratterizzanti, evitando - si legge nel decreto - la dispersione del loro impegno su un numero eccessivo di discipline, di insegnamenti o dei relativi moduli». Al termine del corso di studi lo studente dovrà sostenere una prova che varrà come esame di stato abilitante all'esercizio della professione. La selezione, della quale saranno previste a livello nazionale due sessioni l'anno, sarà articolata in due prove: una di carattere applicativo, che consisterà in un'attività pratica di laboratorio, e un'altra teorico-metodologica, alla quale si potrà accedere solo una volta superato il primo test e che verterà sulla discussione di un elaborato scritto. A giudicare gli studenti sarà una commissione di sette componenti nominata dal rettore su proposta del consiglio del corso di laurea. La commissione sarà integrata da due rappresentanti del ministero dei Beni culturali scelti tra restauratori che esercitino l'attività da almeno dieci anni e da due componenti designati dal ministero dell'Istruzione. Sull'esame forale ha avuto da ridire il Cun (consiglio universitario nazionale), che pur avendo espresso parere favorevole al decreto, ha chiesto al legislatore di rivedere la norma sulla prova abilitante perché in contrasto con la normativa universitaria.
Restauratori soltanto con laurea
Il governo ha finalmente approvato un corso di studi universitario per i restauratori dei beni culturali, che sarà previsto dal decreto congiunto Istruzione e Beni culturali. Il corso di laurea magistrale in conservazione e restauro dei beni culturali prevede 300 crediti formativi e sarà attivato a partire dal prossimo anno accademico. Gli studenti dovranno sostenere una prova abilitante all'esercizio della professione, che consiste in due prove: una di carattere applicativo e un'altra teorico-metodologica. La commissione di sette componenti nominata dal rettore sarà incaricata di valutare gli studenti. Il corso di studi è previsto per completare il percorso formativo della nuova figura di restauratore.
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