Una vestaglia, le boccette di profumo sulla toilette, appunti e scarabocchi, una cucina che imprigiona le immagini di lunghi pranzi della domenica. Le case museo esistono per conservare nella memoria e raccontare la versione quotidiana e meno nota di scrittori da Nobel e celebri artisti a chi, decenni e secoli dopo, ne percorre le stanze e ne osservagli arredi. A Roma, sul Lungotevere della Vittoria, è stata appena inaugurata una delle più attese, quella di Alberto Moravia, già sede dell'Associazione intitolata allo scrittore fondata nel 1991: salotto, camera, cucina e studio dove lo scrittore visse dalla primavera del 1963, le pareti con i ritratti firmati da amici come Renato Guttuso e Mario Schifano e le maschere esotiche souvenir dei tanti viaggi, la scrivania con la sua Olivetti 82 e soprattutto la sua biblioteca personale, visitabile in gruppi ristretti, gratis e solo su prenotazione. Ma solo alcune delle case museo di Roma consentono questo tipo di visita; un esempio è la casa di Mario Praz vicino Piazza Navona, museo già quando lo scrittore era in vita, visto che vi raccolse le migliaia di oggetti, quadri, sculture acquistate in sessant'anni di passione per l'antiquariato e che nel 2009 è stata visitata da circa 3500 persone. I numeri maggiori, però, li raccolgono due case museo di scrittori stranieri: quella di Keats-Shelley a Piazza di Spagna (circa 25mila visite nel 2009) e quella di Goethe a poca distanza, su Via del Corso (circa 11mila). La prima è la casa dove John Keats mori a 25 anni nel 1821: fu acquistata nel 1906 per 22mila dollari da due scrittori americani, ristrutturata e inaugurata nel 1909 al cospetto di Vittorio Emanuele III e Rudyard Kipling. Ad attrarre i visitatori è soprattutto la biblioteca con 8mila volumi che custodisce prime edizioni dei due poeti, ma anche memorabilia come una scatolina con un ciuffo di capelli di John Milton. La casa di Goethe, invece, è quella dove lo scrittore visse fra il 1786 e il 1788, dal 1997 è l'unico museo tedesco all'estero ed è nota per il suo ricco calendario di eventi. Come la casa-studio di Luigi Pirandello, sede dell'Istituto di studi omonimo, al quarto piano di un palazzo immerso fra il verde intorno a Villa Torlonia e che oggi ospita l'Ufficio Centrale Metrico del ministero dello Sviluppo Economico. In quelle stanze, dove Pirandello ricevette la notizia del premio Nobel nel 1934 e morì due anni dopo, oggi si organizzano eventi per cercare di attrarre un pubblico più vasto di quello che ogni anno (circa 500 persone) vi accede per consultare la biblioteca dello scrittore. Nel 2009 sono stati invece fra i 1500 e i 2mila i visitatori della casa museo di Giorgio e Isa De Chirico, nel seicentesco Palazzetto dei Borgognoni, a pochi passi da quella di Keats e Shelley, aperta solo di mattina per piccoli gruppi. La casa di Giacinto Scelsi, pianista e compositiore di musica contemporanea scomparso ne11988, è stata visitata solo da un centinaio di persone, pur essendo uno dei tesori meglio custoditi della città, con la sua terrazza su via San Teodoro che offre una delle vedute più belle sull'antico Foro. Al suo interno c'è anche un piccolo tesoro di strumenti musicali esotici e fino a pochi anni fa era custodito un dittico di Salvador Dalì, ora in prestito al Mart di Rovereto. «I musicisti ci chiedono di poter venire a suonare il pianoforte del maestro - spiega la direttrice Barbara Boido - e spostando i mobili riusciamo a organizzare una sala per circa 60 persone». Il primato di casa museo più curioso, però, spetta forse all'Atelier CanovaTadolini, spazio affacciato su via del Babuino affittato dal celebre scultore per il suo allievo prediletto: oggi è un caffe-ristorante dove si può pranzare o prendere un tè fra bozzetti e gessi monuumentali. Stando molto attenti a non sporcarli.