POMPEI. Oggi summit dei sindaci dell'area vesuviana e costiera a Palazzo De Fusco, per «salvare» gli scavi dai futuri crolli. Il presidente dell'Anci, Nino Daniele, ha convocato il tavolo di lavoro dopo la proposta lanciata dal primo cittadino pompeiano, Claudio D'Alessio, «di prestare i suoi operai all'arte e alla cultura». «C'è carenza di personale per la manutenzione delle domus antiche? Metto a disposizione la manodopera del Comune». Il sindaco di Pompei Claudio D'Alessio ha offerto al Ministero le maestranze dell'ente che amministra, per garantire quella manutenzione ordinaria che, secondo indiscrezioni trapelate sulla verifica degli ispettori dell'Unesco, «se fosse stata capillare e costante, oggi, la staticità della città eterna non sarebbe appesa al filo delle condizioni metereologiche». Il presidente dell'Anci della Campania, Nino Daniele, ha accolto con favore la proposta del sindaco D'Alessio, circa l'offerta alla soprintendenza dell'esperienza e della professionalità dei tecnici e degli operai del comune mariano, tanto da rilanciarla agli altri sindaci del comprensorio, nei cui territori ricadono i siti archeologici che rientrano nella giurisdizione della soprintendenza di Napoli e Pompei, affinché seguano l'esempio del collega pompeiano. «Il problema dell'area archeologica di Pompei - spiega D'Alessio - è la manutenzione ordinaria garantita con continuità. Come amministratore della città nuova - dice il sindaco - mi sono sentito in dovere di tutelare il patrimonio universale che rappresentano gli Scavi, di garantire la sicurezza del sito ai milioni di turisti che ogni anno si recano a Pompei e di difendere l'economia cittadina. Ho segnalato al Ministero la disponibilità di tecnici e maestranze del Comune. Da oggi i miei dipendenti, che hanno la giusta esperienza per poter intervenire sulle domus antiche, sono disponibili ad affiancare i lavoratori della soprintendenza». Molti comunali, infatti, per circa vent'anni hanno fatto parte della squadra operativa del restauro in organico alla soprintendenza. Quando il Ministero, nel 1985, decise che la città antica non aveva più bisogno di tanta manovalanza, gli operai furono assorbiti nell'organico dall'ente comunale. «La stessa cosa - afferma Nino Daniele presidente Anci - è stata chiesta di fare ai sindaci dell'area vesuviana costiera». Mentre si studiano soluzioni per evitare che la città archeologica continui a crollare, gli inquirenti continuano ad indagare alla ricerca di cause e responsabili. Continuano senza sosta i sopralluoghi del pool di esperti nominati dal capo della procura di Torre Annunziata, Diego Marmo, all'interno dell'area archeologica pei stabilire le cause dei crolli. Incessanti le acquisizioni dei dossier sugli appalti degli ultimi due anni, operate dai carabinieri coordinati dal capitano Luca Toti. «Non possiamo però dire quale reato è stato commesso ancor prima di averlo individuato - ha ribadito nuovamente il numero uno della procura oplontina - anche se c'è da dire che i reati che si prefigurano sono tanti, si va dal pericolo di crollo, al disastro colposo, a denari pagati a ditte non in regola ed altri ancora». Sgomento tra i turisti per i continui crolli. «Avevamo programmato il viaggio a Pompei perla prossima estate - hanno detto George e Annie, coniugi texani -. Avendo visto immagini di una città transennata e pericolante abbiamo deciso di anticipare il viaggio per timore che chiudano il sito per molto tempo».