Alla consegna dei premi dell'Istituto regionale, il ministro ha invitato a trovare il giusto posto al nostro patrimonio artìstico Urbani: un osservatorio per segnalare ciò che serve per aiutarle a vivere. «Basta invidiare questi benedetti castelli della Loira! Svegliamoci! Troviamo una funzione al nostro patrimonio artistico, e soprattutto troviamogli il suo giusto posto nel mondo». Sta nelle dichiarazioni intrise di patriottismo e di energia del ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani la nuova svolta del premio "Villa Veneta 2004" arrivato quest'anno alla sua quarta edizione e tenutosi sabato pomeriggio in una villa Contarmi fresca del restauro di foresterie ed affollata di premiati e di illustri premianti. Un'onorificenza biennale all'investimento, ma anche all'intelligenza e alla dedizione che proprietari, istituzioni e uomini di cultura hanno saputo promuovere a favore della villa (sono 4mila quelle venete censite), intesa non solo come patrimonio da conservare, ma da far rivivere in piena modernità. Insomma, oggi sembra che agli abbondanti orfanotrofi di civiltà veneta non vengano più elargite solo opere di bene, ma vere e proprie adozioni coscienziose da parte di affettuose madri locali e vigili padri statali. Una proposta che da sabato si è già trasformata in una promessa. "La villa antica, senza una sua nuova funzione odierna, non può più sussistere - spiega Urbani, che la prossima settimana sarà a Parigi per firmare l'accordo storico in virtù del quale l'Italia verrà riconosciuta il paese dei caschi blu della cultura a livello mondiale -per questo propongo che il ministero, assieme alle regioni, crei un osservatorio apposito per segnalare tutto ciò che serve per aiutare le ville a vivere. Una missione a cui possono partecipare tutti, come dimostra questo premio, perché se è vero che la tutela spetta alle soprintendenze, è anche vero che la gestione e la valorizzazione possono farla chiunque. Certo, le risorse statali non sono molte, ma possiamo farcela, dividendo le nostre competenze in ordine di importanza". Certamente sforzo economico e dedizione fra i privati non sono mancati: fra i cinque vicentini primi nella sezione proprietari c'è chi confida di aver impegnato tutto e di esser sommerso dai debiti per aver ristrutturato la villa. "La fortuna delle nostre ville è stata proprio quella di trovare il coinvolgimento degli enti locali - precisa il presidente dell'istituto regionale Ville Venete Luciano Zer binati - nessun bene storico ha un futuro se non viene vissuto, ma questo implica anche un maggior coraggio legislativo: io credo che la responsabilità centrale dello Stato verso la tutela dei beni culturali non vada ridotta. Anzi, si dovrebbero dividere i nostri beni in categorie, decidendo quelli da far mantenere interamente allo Stato e quelli che invece possono essere mantenuti dagli enti locali". Il pomeriggio si è trasformato in un sereno dibattito sul tema, dunque, ma non privo di novità positive: come la creazione del museo della villa veneta proprio a villa Contarmi, ricordato dalla presidente della commissione cultura regionale Nadia Qualarsa, o come il disegno di legge del presidente della commissione cultura del Senato Franco Asciutti che propone non solo la salvaguardia dei monumenti Unesco, ma anche dell' intero ambiente circostante. Ed infine la costituzione di un'associazione delle ville d'Italia con lo scopo di promuovere in sede nazionale e comunitaria una serie di azioni atte a far recepire ai governi e all'opinione pubblica la necessità di normative ed interventi che aiutino questo patrimonio artistico. Ruolo strategico, per qualsiasi iniziativa, lo ricoprirà la comunicazione: a tal fine, a marzo il Cisa inaugurerà la mostra "Andrea Palladio e la villa veneta" per far conoscere testimonianze di una storia tanto familiare quanto ancora sconosciuta.