La città olandese e le diverse soluzioni per arginare lassenza di risorse Ci sono musei che espongono i loro capolavori, altri che scelgono allestimenti minimi Che si fa, con questi tagli alla cultura ovunque, in una capitale culturale illustre come Amsterdam? Qui si sono sempre frequentati i grandi musei darte tradizionale (Rijksmuseum) e darte moderna (lo Stedelijk), che ora stanno affrontando enormi ampliamenti intrapresi in epoca ottimista, ma con dubbi sulle risorse prossime. Hanno così scelto due direzioni opposte. Il Rijksmuseum espone con gran pubblicità un ritratto rembrandtiano eccellente del ricco erudito Jan Six, da sempre nella collezione della famiglia Six. E quindi, praticamente "inedito" per il pubblico. Nelle medesime sale appaiono riuniti i più celebri capolavori del museo: i Rembrandt, i Vermeer, altri più o meno eccelsi, una scelta di manufatti di lusso. Il contrario, allo Stedelijk. Tutti nei depositi, gli illustri dipinti della collezione permanente. Cioè, tutti i grandi maestri della pittura novecentesca europea e mondiale. Al loro posto, negli immensi spazi vuoti, allestimenti mentali e concettuali consistenti in pallide illuminazioni indirette, e alcune planimetrie architettoniche di Jan Dibbets. «Spazi di riflessione» suggeriscono premurosi volontari. «Macchecazzo» (e peggio) si legge dunque in faccia ai rari visitatori, che magari volevano rivedere o vedere Matisse, Kandinskij, Mondrian, e chissà quantaltri. Mentre in un salone deserto i bambini seduti in crocchio per terra coi loro pennarelli fanno i soliti disegni da bambini, poi appesi sulle immacolate pareti che già ospitavano i classici del Novecento. Spazi altrettanto giganteschi sono stati ricavati in un ex-ospizio per vecchiette sullAmstel, ora divenuto «Amsterdam Hermitage». Qui limmenso museo di San Pietroburgo organizza mostre periodiche e tematiche. Lattuale è su Alessandro Magno, ma purtroppo senza quei busti e ritratti di Alessandro che in altre sedi abbondano. Questi evidentemente non ne possiedono. Al loro posto, una quantità rarefatta di monete, sigilli, anelli, intagli, cammei. E in queste vastità fanno davvero sensazione, giacché in tutta la città gli ambientini sono invece minuscolissimi e stipatissimi di ninnoli. Come gli innumerevoli negozietti turistici, e i ristoranti anche decorosi con scalette strettissime e ripidissime. Invece qui, isolati o stralunati nellimmensità, ecco marmi romani di scavo, terrecotte e anfore greche e campane, bronzetti etruschi. E anche manufatti ellenistici, egizi, copti, achemenidi, seleucidi. Tombe calcaree di Palmira. Bisanzio. Orologi dorati da caminetto. Pitture barocche e rococò dei più leggendari aneddoti: lartista Apelle dipinge invaghito la cortigiana Campaspe; e Alessandro, in velluto rosso e berretto da Trovatore, magnanimo gliela dona. La regina persiana, madre dellucciso Dario, fa la riverenza al fidanzato dAlessandro, perché più alto e più bello, ma nei bozzetti per arazzi i due sono alti uguali e dunque raffigurano una gaffe mondana. Una sorpresa, infine: la stessa stampa di Piranesi che ho anchio, una Piazza del Quirinale coi Dioscuri giganti prima che Pio VI o VII vi facesse porre lobelisco. Ma abbondano soprattutto i ritrovamenti archeologici sul lato russo del Mar Nero, meno fruttuoso del lato turco. Lo si può verificare nei musei di Istanbul. AllOpera (Muziektheater), nientaltro che Die Soldaten di Bernd Alois Zimmermann. Secondo il glocale Time Out: una colorita opera con suoni jazzistici in contrasto contro corali di Bach e masse sonore elettroniche, e come risultato finale unesplosione atomica acustica. Per lo spettatore che ne ha sentite tante: già non si vedeva una ragione per comporla, negli anni Sessanta. Quarantanni dopo il supremo Wozzeck di Berg, che ha risolto i temi qui titubanti e indecisi, a causa del dramma e libretto di J.M.R. Lenz: 1776, Sturm und Drang. Meno che meno si scorgono motivi per rappresentarla oggidì. I competenti spiegano: mancano i soldi per gli allestimenti, dunque il miserismo scenico non è una civetteria. Però la municipalità dà un sussidio per ogni comparsa, ed ecco perché nei momenti orchestrali appaiono folle immobili non previste dal libretto. Lorchestra è smisurata, anche oltre i lati; ma tutto si svolge in una mini-scena dentro il palcoscenico, appena tratteggiata in economia. E quivi, nel miserando boudoir, una stolta e attempata fanciulla si affanna in mossette e attuzzi intollerabili. E chiamandosi oltretutto Marie, come lanaloga Marie che canta «Soldaten, Soldaten! Bei ragazzi!» nel Wozzeck. Ma qui cè anche un capitano Mary. Baritono. Mah? Ora si può rammentare qui con rimpianto un magnifico Wozzeck con regia del medesimo Willy Decker, trasferito poi da Amsterdam a Bologna con bellissima direzione di Gary Bertini. Ed esecuzione ininterrotta, davvero mozzafiato nella successione svelta delle scene implacabili. E dunque, buffet finale della sovrintendenza per gli abbonati inaugurali. Questi Soldaten non sono pezzenti famelici come Wozzeck e i suoi commilitoni, bensì uffizialetti vestiti di rosso come lAlessandro barocco dellHermitage. E coi problemi galanti nelle piccole guarnigioni: uffizialetti squattrinati che commentano le passanti come nellanteguerra a Voghera? O divieto di ammogliarsi durante il servizio militare, dato lobbligo di dormire in caserma? Dunque, ricorso alle borghesucce con vocazioni di mignottaggine. In un paio di atti, per ben tre volte, tre diverse lettere vengono sventolate per non farsele ghermire in leziose corsette intorno a un seggiolone bianco. Invece di mettersele nel corsetto, o in tasca, o in quel posto. Che drammaturgia? Tanto peggio.
Ecco Amsterdam al tempo dei tagli
In Amsterdam, i musei stanno affrontando problemi di risorse. Il Rijksmuseum, che ospita capolavori di Rembrandt e Vermeer, ha scelto di espungere i dipinti della collezione permanente e di allestire mostre con gran pubblicità. Al contrario, lo Stedelijk, che ospita opere di artisti novecenteschi, ha deciso di mettere in deposito i suoi capolavori e di allestire spazi di riflessione con illuminazioni indirette e planimetrie architettoniche. Il Amsterdam Hermitage, un museo di San Pietroburgo, ha aperto una sede a Amsterdam e ospita mostre periodiche e tematiche.
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