«Napoli è la città dei capolavori invisibili, dell'oro nascosto sotto terra». A poco più di un anno dalla nomina, il soprintendente al Polo museale Lorenza Mochi Onori sintetizza così il suo pensiero. «La crisi dei rifiuti è solo la punta di un iceberg - spiega - il vero problema sono le carenze infrastrutturali, l'impossibilità di muoversi con i mezzi pubblici, lo stato di abbandono delle chiese, la mancanza di un piano che valorizzi il territorio nell'immaginario collettivo. Vedere questo, a fronte di un patrimonio d'arte senza pari, mi dà un senso di rabbia e frustrazione». A settembre 2009 il passaggio di consegne con Spinosa. Troppo presto per tracciare un bilancio? «Direi di no. Mi sono trasferita a Napoli dopo averla conosciuta sono da turista e studiosa, al massimo ci avevo dormito due o tre notti di seguito. L'impatto è stato "importante"». Positivo o negativo? «Ho scoperto meraviglie d'arte incredibili, più di quante me ne aspettavo. Di questa città mi sono innamorata e in soprintendenza ho trovato un ottimo staff». Rovescio della medaglia? «Mi sono resa conto che è impossibile fare di Napoli una città normale. La logistica qui non esiste, per muoversi in mezzo al traffico ci vogliono ore, nelle corsie preferenziali camminano tutti. Non c'è rapporto fisico con i musei perché è difficile arrivarci. Napoli potrebbe essere valorizzata come e più di Roma, Firenze e Venezia, non a caso è stata scelta come quarta sede di un Polo museale. Ma il salto di qualità non arriva e un'infinità di capolavori rimane nascosta». Cosa manca? «La vivibilità. Pensando sempre in funzione dei musei, e non è una visione riduttiva perché i musei creano indotto, ci vorrebbero isole pedonali e una cartellonistica adeguata. Il mio sogno? Una stazione del metrò nei pressi di Capodimonte, in modo da creare una linea diretta con l'Archeologico. L'ho proposto più volte, mi hanno risposto che ci sono problemi tecnici. Ma almeno un collegamento alternativo, la funivia oppure un tapis roulant, si potrebbe inventare». Un bus navetta non funzionerebbe? «Ci abbiamo provato. Un fallimento: troppo traffico». Capolavori invisibili: si riferisce anche alle chiese? «Ne ho viste tantissime, una più bella dell'altra. Troppe sono chiuse». Che fare? «Con il cardinale Sepe stiamo avviando un piano di collaborazione. La soprintendenza è pronta a fornire progetti e know-how perché questi gioielli escano dall'ombra». Da dove le piacerebbe cominciare? «Da San Giovanni a Carbonara. Un forziere di tesori». E ci piove dentro. «Già». Torniamo alla soprintendenza: ottimo staff, ma i custodi sono in numero sufficiente? «Soffriamo di una carenza cronica di personale. Chi va in pensione non viene più sostituito». Le presenze sono soddisfacenti? «Alcune strutture, pure di immenso valore, stentano a decollare. È il caso del complesso Duca di Martina, nella Floridiana. Molti entrano nei giardini, pochissimi nel museo». Ha in mente una soluzione? «Ci sono pensando. L'ingresso gratuito potrebbe funzionare». Privati nella gestione dell'arte: favorevole o contraria? «Va benissimo se sono mecenati, se investono denaro per adottare monumenti e chiese. No all'affidamento in toto con possibilità di scegliere su quali strutture puntare. Questa soluzione va bene per le fondazioni americane, dove non c'è un patrimonio da difendere. Ma il nostro paese è un immenso museo a cielo aperto». Progetti per il futuro? «Uno importante per il 2012, la mostra sul secondo '400 napoletano. Il punto centrale sarà Capodimonte con percorsi esterni che includeranno anche San Giovanni a Carbonara. Come il "Ritorno al barocco", in dimensioni più limitate. Altre due iniziative sono in cantiere per il 2011. In primavera la rassegna sulle opere acquisite nell'ultimo decennio, per dimostrare che il museo non è qualcosa di statico ma una realtà in movimento; a fine anno vorrei portare a Napoli dal Prado la mostra sulle opere giovanili di Ribera».