CAMPANIA - Pompei tra crisi e degrado: scende in campo il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che ieri al termine della convention organizzata su questo tema dal suo sindacato ha girato a lungo nelle strade dell'antica città. Che idea si è fatta delle condizioni in cui versa il monumento? «Il crollo della domus dei Gladiatori è l'esempio della miopia di un governo che non fa prevenzione e mantenimento e scopre ogni giorno un'emergenza, per poi ignorarla. Ed è vergognoso che siano arrivati gli ispettori dell'Unesco a sostegno di un patrimonio culturale del mondo e non il governo italiano. L'Italia non ci ha fatto di certo una bella figura». Sarebbe stata necessaria un'altra risposta? «È evidente. Il mondo ha visto la parte più importante del nostro patrimonio crollato e transennato, ma non ha visto il governo sul luogo dei crolli. Con buona pace di molti si vede chi vuole il bene di questo Paese e chi no. La Cgil vuole bene a questo Paese». Quale potrebbe essere la soluzione per evitare che dall'Italia vengono spedite in tutto il mondo «cartoline» del degrado del patrimonio culturale del Belpaese? «Bisogna dire basta all'utilizzo politico delle soprintendenze. Puntare alla valorizzazione delle professionalità, nella prospettiva più ampia di considerare un investimento e non un costo la presenza di archeologi nei siti». E dunque? «Bisogna ritornare alle soprintendenze in ragione delle professionalità, e non in ragione delle nomine politiche. Basta alle parentopoli, alle assunzioni di figli, mogli, fratelli e sorelle». L'area archeologica pompeiana è stata amministrata per due anni da un commissario straordinario. Che voto darebbe al commissariamento? «Una bocciatura. Non servono leggi speciali o straordinarie per risolvere i problemi. Basta una normale ordinarietà. I commissariamenti saltano le leggi e le regole. Siamo stufi dei commissari e degli incarichi a catena che ne scaturiscono. Ogni commissario si crea uno staff con, talvolta, incarichi fantasma. Questi sono sprechi di risorse, non come pensa il governo che deprezza le priorità eliminando le figure professionali di cui ha realmente bisogno Pompei. Ho molto apprezzato la proposta del sindaco D'Alessio che ha messo a disposizione della soprintendenza i tecnici e gli operai del Comune che amministra». Come vede l'ingresso dei privati nella gestione degli scavi? «È da folli vendere pezzi del patrimonio pubblico per far arricchire i privati. L'Italia deve molto del suo patrimonio culturale ai mecenati. Persone che investono nelle arti per valorizzarle, questo è il mecenate di cui ha bisogno Pompei e l'Italia. Non abbiamo bisogno, invece, di persone che investono per guadagnare sull'arte, la storia, l'archeologia, sul patrimonio culturale degli italiani e del mondo». s.m.