A gennaio via ai lavori, investimento da due milioni e mezzo di euro Alla San Giorgio non sono stati i privati a decidere, con loro raggiunto un compromesso avanzato Il lungo ponte che traccerà il nuovo percorso della tangenziale ovest, a ridosso del futuro ospedale, è l'ultimo tassello progettuale del quartiere San Giorgio e dell'area sud. Da qui a tre anni, si completeranno tutte le opere previste: la quinta porta che verrà inaugurata tra pochi giorni, il recupero della Cattedrale, il maxi parcheggio, l'albergo, la nuova sede di Prefettura, Questura e Polizia stradale. L'unico dubbio rimane la sede dell'Inail, un interrogativo non ancora completamente risolto. Un progetto imponente, scandito da polemiche dalle quali non si è salvato nemmeno il rialzamento di tredici metri della tangenziale, per consentire la costruzione degli svincoli per l'ospedale e la città. Si è parlato di skyline alterata e si è accusata la la Sovrintendenza per un via libera considerato troppo benevolo. «Il maxi ponte - spiega il sindaco Renzo Berti - è stato progettato secondo le norme e noi ci siamo affidati a chi ha le competenze». Non è bello, però «L'estetica è sempre un fattore opinabile». In commissione non ha suscitato entusiasmo, il parere non è stato positivo. «Quello della commissione è un parere che sicuramente è stato valutato». La zona sud in questi anni ha avuto un'attenzione di cui altre parti della città non hanno goduto. «Intanto, stiamo parlando di un importante problema della città che è stato risolto. Maggiore attenzione al sud che altrove? In parte è vero, ma anche per fare i lavori in casa si comincia da una parte, quella che è sempre più problematica. Nelle altre zone si tratta solo di migliorare mentre alla San Giorgio dovevamo decidere cosa fare. L'intervento nelle ex Breda è un atto simbolico: la trasformazione da area industriale ad area della conoscenza. A sud c'era anche la necessità di superare una barriera fisica: con la quinta porta ci siamo riusciti». Alla San Giorgio, dice, c'era da decidere cosa farci, molti sostengono che non avete deciso voi, bensì i costruttori, nel caso specifico Giusti per l'Edilizia. «In quell'area dovevamo trovare un punto di equilibrio tra necessità pubblica ed esigenza privata. Io ho solo proseguito un cammino già tracciato. Ricordo però, che alla gara partecipò un solo imprenditore: Giusti. Ma i titoli sono altri. Visto ciò che alla fine relizzeremo, direi che col privato abbiamo raggiunto un compromesso avanzato». San Giorgio sarà un quartiere, proiettato naturalmente nel futuro proprio per le funzioni che ospita, una cittadella "del sapere" che rischia di spostare l'equilibro della città. «Un contrappeso importante sarà l'area del Ceppo che dopo la variante generale ha bisogno di una visione più dettagliata. Una parte del destino di quell'area deve essere indicata dall'azienda sanitaria. Da parte nostra amplieremo il verde fino a 40mila metri quadrati creando un parco urbano, prevederemo 9.000 metri quadrati di residenze di buona qualità, restituiremo il parcheggio (che potrà avere due piani) all'uso completamente pubblico. Salvo trovare le risorse economiche, pensiamo di destinare la parte antica del Ceppo a funzioni culturali, mentre sul futuro del padiglione Cassa di risparmio ci sono degli interrogativi. Ecco, sarebbe bene che la città cominciasse a discuterne, come dovrebbe farlo sulla destinazione del palazzo della Prefettura in piazza del Duomo». E così arriviamo al centro storico che rischia di diventare un vaso di coccio stretto tra due di acciaio. Attualmente non offre una bella immagine: sciatto, poco curato, disordinato. «È vero. Per questo tra poche settimane partiranno i lavori di rifacimento delle strade del centro storico (via Vannucci, via Cino, via Cavour e via Curtatone) dove torneranno le pietre. È un'opera per la quale dal Piuss ci arriveranno 430mila euro, oltre ai due milioni che metterà il Comune». Avremo belle scarpe ma l'abito rimane molto dimesso: bassa la qualità estetica dei negozi, un arredo urbano che lascia a desiderare. Ci vuole il buio per rendere la città attraente. «In effetti, c'è un problema di qualità. C'è la risolvere il nodo del Centro commerciale naturale che deve diventare titolare di politiche di intervento. Occorre conoscere di più del Ccn, ad esempio quante sono le adesioni. Dobbiamo lavorare con grande attenzione senza velleità sostitutive».