Il ministro a Torino per presentare il suo libro «Il tesoro degli italiani», dedicato alle iniziative del Governo in fatto di Beni Culturali. Urbani annuncia: «Presto ci saranno importanti novità che riguardano il museo Egizio. Non un libro scritto, ma un libro "detto". È così che Giuliano Urbani presenta al pubblico torinese «Il tesoro degli italiani». Un volume pubblicato da Mondadori il mese scorso che descrive, come in una lunga intervista, il progetto della Patrimoni Spa, In altre parole il tanto contestato disegno di legge sulla "privatizzazione" dei beni culturali. Un sistema complesso che prevede l'ingresso dei privati fondazioni bancarie in testa nella gestione del patrimonio artistico di proprietà dello Stato e che molti hanno interpretato come un'intenzione di mettere in vendita i gioielli artistici e naturali del Belpaese. «I Tesori del nostro Paese non soltanto sono patrimonio di prima qualità ereditato dai nostri padri. Devono diventare un biglietto da visita di prima qualità da lasciare ai nostri figli. E per questo la loro gestione deve cambiare in meglio». Il punto di partenza di Urbani sembra chiaro. Continuare sulla strada attuale significherebbe sprecare le potenzialità che i beni artistici offrono all'Italia, «Un intervento è necessario prima di tutto per evitare che il patrimonio dello Stato cada in un degrado irrimediabile. Soltanto se riusciamo a goderla davvero, la ricchezza culturale dell'Italia può offrire opportunità di sviluppo». Primo punto,dunque dedicare una nuova attenzione a un settore spesso ignorato e lasciato improduttivo, II passo successivo è automatico. «Perché la situazione migliori sono necessarie risorse più ingenti e una maggiore qualità dei servizi». Due obiettivi che soltanto l'apporto dei privati riuscirebbe a garantire. «I privati devono intervenire a livello di organizzazione, per migliorare l'immagine del nostro patrimonio e conferirle un nuovo prestigio». Ma la presenza dei privati non significherebbe rischiare di trovarsi un hotel dentro la Torre di Pisa o un minigolf nel centro del Colosseo. «Un bene pubblico anche in mani private rimarrebbe vincolato a limiti dì utilizzo. E dietro a ogni intervento deve essrci comunque la presenza dello Stato. L'unica istituzione capace di dare unità ai diversi progetti». Inevitabilòe qualche curiosità sulle sorti future dell'Egizio che, con la neonata Fondazione, rappresenta il primo esempio di utilizzo pratico della nuova legge, «I lavori per risollevare le sorti del museo procedono. E presto ci saranno grandi novità. Ma per il momento rivelare quali».