I graffiti Diari dal carcere. Testimonianze graffite sui muri, nomi e calendari di piccoli delinquenti, di militari puniti, ma soprattutto proclami di prigionieri politici passati dalle segrete tra fine '800 e inizio '900. Sgrammaticate, incerte, piene di simboli di rivolta, di caricature e sberleffi. Sono migliaia, e ricoprono i muri del Palazzo Pretorio di Vicopisano, borgo medievale sotto le colline a 20 chilometri di Pisa, e grazie ad un recente restauro ad opera della soprintendenza ai monumenti di Pisa, tornano a parlare di pene, tormenti, rabbia e inedia patiti dai carcerati. Alcune firme risalgono al '700, altre sono di fine '600. «Come le antiche pergamene che venivano grattate per essere riutilizzate, le pareti delle carceri di Vicopisano nel corso dei secoli sono state più volte intonacate, ridipinte per cancellare i messaggi dei prigionieri, tanto che ora quelle più antiche riaffiorano sotto quelle più recenti, creando una suggestiva stratificazione documentaria, un collage di parole e disegni tracciati con la polvere rossa dei mattoni, con il fumo delle candele, graffiti con chiodi sui pavimenti, nellintonaco e nelle porte, che narrano della condizione dei carcerati e le loro idee» spiega Lorenzo Carletti, storico dellarte della soprintendenza di Pisa, che ha schedato, studiato e salvato tutto il materiale, incrociando i documenti con le "cartelle di polizia" dellArchivio centrale di Stato a Roma per identificare oltre 50 prigionieri passati dalle "Carceri segrete" di Vicopisano. A parlare sono soprattutto le celle delle "Segrete", al piano superiore del palazzo. Intere pareti ricoperte dalle tracce lasciate dagli anarchici e dai comunisti arrestati nel periodo che va dai primi anni del secolo al ventennio fascista. Chi erano? I «ribelli» della zona, fermati per motivi di pubblica sicurezza, perseguitati politici, oppositori al regime accanto a prigionieri comuni. Nelle scritte, palinsesti labili, si leggono i nomi di Lenin, Malatesta, Pietro Gori, Caserio, compagni di lotta anarchica, socialista e repubblicana, oppure inni alla "lega marxiale", e ancora su una collina golgota troneggia un «sol dellavvenire» con falce e martello al posto della croce. E poi ecco i nomi dei nemici: Mussolini «Vile te e la tua Italia», la Regina Elena, i giudici «che fanno farsi verbali ed arrestano abbusivamente», i pescecani avversari. «Sovversivi e anche protagonisti delle lotte sociali dell800 e dei primi decenni del '900 che sfociano, spesso con interessante continuità, nellantifascismo» spiega Carletti, illustrando i materiali che sono fonti eccezionali per gli storici. Ma parlano anche ai visitatori comuni, che attraversano le celle del carcere, e si soffermano magari sulle stanghette che venivano tracciate per contare il passare dei giorni, o sui numeri per calcolare i mesi, i giorni, le ore di giornate vuote. Storie ora raccolte nel libro «Condannato perché nacque. I graffiti del carcere di Vicopisano tra Otto e Novecento» (edizioni Ets) curato da Lorenzo Carletti con la prefazione del famoso scrittore giallista Massimo Carlotto: ieri la presentazione del volume e oggi (11-19.30) visite guidate alle celle, con le installazioni dellartista pisana Tekiuen e videoproiezioni di Wurder K, artisti milanesi che hanno animato graffiti carcerari per aiutare i visitatori a connettersi con le vicende di questo luogo di detenzione e pena rimasto in funzione fino al 1923. Oggi alle 16 poi, incontro a cura di Zone del silenzio su «Il carcere di ieri e oggi tra autoritarismo e controllo sociale». Il Palazzo Pretorio e le celle sono sempre visitabili sabato e domenica gratuitamente, e a richiesta su prenotazione con visite guidate: 050-796117.
TOSCANA - Sui muri del braccio speciale la rabbia degli antifascisti. Vicopisano: restaurate le celle e le loro scritte
Il Palazzo Pretorio di Vicopisano, un borgo medievale a 20 chilometri da Pisa, ospita migliaia di graffiti tracciati dai prigionieri politici e comuni tra fine '800 e inizio '900. I graffiti, scritti con la polvere rossa dei mattoni e con chiodi, raccontano della condizione dei carcerati e delle loro idee. Le celle del Palazzo Pretorio, soprattutto quelle delle "Segrete", sono state intonacate e ridipinte nel corso dei secoli per cancellare i messaggi dei prigionieri, ma ora tornano a parlare grazie ad un recente restauro. Un storico dell'arte, Lorenzo Carletti, ha schedato e studiato i graffiti e ha identificato oltre 50 prigionieri.
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