Faraone si autocandida e scuote il Pd. Ma il Pdl lo accusa: "Affama la città" In piazza Politeama accanto al tendone del democratico spunta quello dei seguaci del sindaco Il PRIMO assaggio di campagna elettorale va in scena a piazza Politeama poco dopo mezzogiorno. Davide Faraone, 35 anni, aspirante sindaco, ha allestito il suo gazebo per presentare alla città la sua autocandidatura. Ha invitato - via sms - dal segretario allultimo iscritto, oltre ad amici e simpatizzanti, per chiedere una firma a sostegno della sua scesa in campo. A cinque metri di distanza, il coordinamento cittadino del Pdl pensa bene di piazzare la sua tenda per accusare «Faraone e soci» di aver impedito lassestamento di bilancio e informare i cittadini sulle ricadute sociali della scelta. Faraone se la ride. E attacca: «Io il permesso della soprintendenza ce lho. E loro? Ma la cosa più bella è stato averli trovati accanto a me. Evidentemente sono preoccupati». In pochi minuti i due gruppi vengono in contatto perché Faraone va nel gazebo vicino a prendere un volantino che lo riguarda e che recita: «Il consigliere del Pd Davide Faraone blocca i fondi destinati a case riposo e case famiglia». Il riferimento è alla bocciatura del prelievo della delibera che assegnava 5,8 milioni allassistenza specialistica ai disabili, alle scuole, agli anziani. Il capogruppo del Pdl Giulio Tantillo, il presidente del consiglio comunale Alberto Campagna e Faraone ci scherzano su. Finché Campagna attacca: «Noi ridiamo ma per colpa vostra i palermitani sono infelici». E Faraone gli risponde: «Se piangono è colpa vostra. Ma quando finalmente ve ne andrete tutti a casa, sai le risate che si faranno i palermitani». Parte così la sfida dei gazebo. Da una parte Faraone, che indica il gotha del Pdl come «le facce di bronzo che hanno distrutto la città». Dal presidio opposto le repliche del Pdl. «La loro scelta è stata un boomerang. Da noi si sta fermando unintera città per informarsi. Una città che ha capito chi sono i veri responsabili della paralisi», dicono Campagna e Tantillo. Alla gente il Pdl distribuisce i volantini con i volti e i nomi dei 20 "colpevoli" del centrosinistra, in ordine, da Salvatore Alotta a Ninni Terminelli (i 19 che hanno votato no alla delibera e Di Gaetano, astenuto). «Li riteniamo responsabili perché Pd, Idv, Mpa e Unaltra Storia rappresentano la vera maggioranza in consiglio comunale. La giunta Cammarata ha solo 17 rappresentanti. E quindi nessun atto può passare se lo ostacolano. Perfino Ferrandelli, che si è arrampicato sui tetti per difendere la spesa sociale, si è fatto confondere da Faraone e ha votato contro». Il fidatissimo di Cammarata Giuseppe Milazzo: «Peggio per loro, non gli farò passare più niente, a costo di presentare 2 mila emendamenti a delibera». Compaiono al gazebo del Pdl gli assessori Francesca Grisafi, Pietro Cannella e Raoul Russo. Distribuisce i volantini la consigliera Stefania Munafò. E anche Davide Costa, presidente di Giovane Italia e Davide Gentile, ottava circoscrizione, che dicono: «Lopposizione ha dimostrato che delle emergenze sociali non gliene importa nulla». «Ci accusano di essere i rei, questo volantinaggio è un depistaggio», stigmatizza Fausto Torta, Idv. Faraone a fine mattinata ha raccolto 650 firme e proseguirà la sua sfida con altri gazebo, dallo Zen a Bonagia. «Una partecipazione straordinaria - è soddisfatto - Durante il mio intervento qui cera un popolo. Da loro, nessuno». Lo "strappo" di Faraone è un messaggio al partito: «Ci sono le possibilità di vincere. Mentre a Milano hanno già il candidato, qui serve la scossa. Chiedo al mio partito di essere riferimento del nostro elettorato. La mia generazione vuole vincere con elezioni e non con ribaltoni». Cè un via vai, da Gianni Felice di Confesercenti, a Elio Sanfilippo e Nino Tilotta della Lega Coop a esponenti della Cgil, da Bernardo Mattarella a Rosario Filoramo. «Faraone ha fatto bene a rompere gli indugi - dice Filoramo - Adesso si tratta di convincere i vertici del nostro partito a smettere di traccheggiare e fissare insieme al resto del centrosinistra la data per le primarie». «Il Pd - dice salvo Alotta - scelga un candidato guardando alle generazione dei giovani».