Braccio di ferro tra Regione e Donnaregina Lo studio eseguito dalla cattedra di Economia e gestione degli enti culturali della Sun Ogni volta che un visitatore entra nel museo Madre scatta una spesa pubblica di 148 euro rispetto a una media comparata internazionale di trenta euro dei maggiori musei del mondo. In proporzione, il Madre è di gran lunga più costoso del Louvre e del British museum. È il dato più significativo di uno studio eseguito dalla cattedra di Economia e gestione degli enti culturali della facoltà di Economia del Secondo Ateneo. Uno studio consegnato in Regione che si aggancia al braccio di ferro tra la giunta guidata da Stefano Caldoro, che ha definito il Madre «il peggior esempio di gestione di un museo di arte contemporanea» e il direttore Eduardo Cicelyn che difende il modello della fondazione Donnaregina. Venerdì la giunta ha varato la modifica dello statuto della fondazione con lingresso dei privati, ma ora lultima parola spetta al consiglio di amministrazione guidato dallex assessore regionale Oberdan Forlenza. Dieci milioni di euro di uscite nel 2009 per il Madre per complessivi sessantaseimila visitatori. Circa 148 euro a visitatore rispetto a costi decisamente più ridotti per British Museum (15 euro a visitatore), Prado (17 euro), Louvre (30 euro) e Metropolitan museum of art di New York (16 euro). Uno studio ora sul tavolo della giunta regionale che con il presidente Caldoro e lassessore alla cultura Caterina Miraglia ha avviato unazione di tagli consistenti verso il Madre («La Regione non è un bancomat») scatenando lira di Antonio Marciano, coordinatore della segreteria regionale del Pd e consigliere regionale nonché capostaff di Bassolino per diversi anni in via Santa Lucia: «Con un colpo di mano la giunta Caldoro intende cancellare esperienze importanti nel campo della cultura come il museo Madre e il "Napoli teatro festival". La politica dellausterity colpisce anche lorganizzazione degli eventi del Natale. Si afferma che il Madre deve concorrere sul mercato ricercando sponsor privati, ma non si dice che nello statuto era già prevista questa possibilità. Si critica la gestione del "Napoli teatro festival" ma si tace sugli innumerevoli attestati di stima nazionale e internazionale. Si liquidano come chiassose feste di piazza gli spettacoli natalizi e del Capodanno mentre negli uffici di diretta collaborazione del presidente della giunta si continuano a stipulare contratti di dirigenti esterni. Ma non dovevamo rispettare il patto di stabilità?». Un appello alla Regione arriva anche dal neonato comitato "Save Madre". «Non si può distruggere un museo per motivi politici. Il presidente Caldoro può eliminare consulenze e prebende invece di colpire la cultura e larte campana» dichiarano lex assessore provinciale dei verdi Francesco Borrelli e i consiglieri del Pd di Comune e Provincia Emilio Di Marzio e Livio Falcone. E aggiungono: «Ovviamente condividiamo la politica di austerity in un momento come questo, ma non potremo accettare che il Madre sia sacrificato sullaltare dei regolamenti di conti politici tra vecchia e nuova gestione della Regione. Ben vengano i privati, ben venga la razionalizzazione delle spese, ma guai a chiudere i luoghi della cultura e dellarte». (ottavio lucarelli)