Roma ama il contemporaneo? La città, che nell'immaginario mondiale rappresenta il cuore dell'Antico, ha il battito giusto per investire anche sul futuro? Ed è una scelta legittima? Come quantificare un ritorno, non solo d'immagine ma anche economico. scegliendo di sostenere progetti artistici che si lasciano alle spalle Colosseo o Cappella Sistina e che si proiettano verso il domani? Costruendo, magari. una casa di vetro piena di farfalle o facendo dialogare (in un concerto aereo? arioso?) le pale di un elicottero con la musica di Stockhausen? In un momento di crisi profonda, con tagli che compromettono piani di sviluppo culturale del Paese e della sua Capitale, proprio quando i politici s'interrogano su dove e come investire le risorse sopravvissute alla manovra, la parola diamola ai romani. E i romani hanno già parlato: nei giorni in cui viene inaugurato il Macro, Museo dell'Arte Contemporanea, e a pochi mesi dall'apertura del MAXXI, museo delle arti del Ventunesimo secolo, ricordiamo che al Palazzo delle Esposizioni, Rothko (espressionista, astrattista, surrealista, probabilmente tutto questo e altro) è stato visto da 150 mila persone; Bill Viola (guru della video-arte) 215 mila; Calder, 138 mila. E alle Scuderie del Quirinale, la Pop Art ha quasi superato Dürer (102 mila). Successo per gli autori storicizzati, ma anche per le vere e proprie avanguardie. Il MAXXI, che ha inaugurato a fine maggio scorso, conta finora 194 mila ingressi. Il Macro, nei mesi di semiapertura (metà mostre, metà cantiere) ha collezionato 190 mila biglietti venduti. Al Macro Future, struttura nel cuore di Testaccio totalmente indirizzata verso tendenze avveniristiche, nei primi sei mesi del 2010 oltre 30 mila visitatori si sono addentrati in un quartiere con pochi parcheggi e spesso preso d'assalto dalla movida. Tutti questi italiani non sono pochi. Una domanda del genere merita un'offerta adeguata. Un'attenzione che forse coinvolga non soltanto Ministero e Assessorati alla Cultura, ma anche Ministeri e Assessorati all'Economia, al Turismo, allo Sviluppo. Permettendo così, a chi gestisce questi nuovi, o seminuovi, metri quadrati dedicati al contemporaneo di poter proporre spunti concorrenziali alle strutture europee: creati sinergicamente. E non di vedersi costretti a riempirli inseguendo logiche meritorie ma solitarie. Secondo punto. L'attenzione alle suggestioni dell'oggi porta soldi nelle casse delle istituzioni culturali? La parola va al Parco della Musica che sull'attualità ha costruito "una fabbrica del sapere" autofinanziato per due terzi del budget: Festival "Libri Come": 41.000 spettatori; Festival delle Scienze: 28.000 spettatori; Le grandi lezioni di giornalismo: 12.500 spettatori; Rassegna di musica "Contemporanea": 18.300 spettatori; Festival di danza contemporanea 9.000 spettatori. Sono numeri straordinari. Terzo punto. L'arte dei nostri giorni piace alle imprese? In un summit dedicato a questo tema, il dato emerso è sorprendente: il 48 per cento della aziende italiane investe in cultura. Mettendo a disposizione un capitale di tremila milioni di euro. Un tesoro che, moltiplicando l'investimento pubblico, dovrebbe zittire all'istante chi insinua dubbi come quelli che seguono: ma non saranno troppi questi musei? E come verranno riempiti? Chi paga? Dubbi inutili che spostano l'attenzione dal dubbio primario: avendo finalmente un pubblico attento e strutture a livello europeo con allestimenti sempre diversi (il Colosseo si vede una volta nella vita, il Moma anche più volte all'anno!), sarà probabilmente necessano occuparsi di formare nuovi artisti, di interrogarsi su quali possano essere nuovi indirizzi scolastici, universitari, accademici che sappiano rispondere a questo mercato del domani, sfruttando una peculiarità solo nostra: il confronto con la storia millenaria. Il domani diventa oggi e ieri in un attimo.
Via al Macro, la Capitale progetta il suo futuro
La città di Roma è in grado di investire nel contemporaneo e nel futuro, come dimostrano i numeri di visitatori dei nuovi musei come il Macro e il MAXXI. Questi musei hanno già raggiunto numerose visite, con oltre 30 mila visitatori al Macro Future e 194 mila ingressi al MAXXI. Questo indica che la città è pronta a sostenere progetti artistici e culturali che si proiettano verso il futuro. Inoltre, il Parco della Musica ha costruito una "fabbrica del sapere" autofinanziata per due terzi del budget, con numerose visite a eventi come il Festival "Libri Come" e il Festival delle Scienze.
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