Da lunedì prossimo a fianco del Duomo, 400 opere in un grande spazio espositivo, narrano il secolo passato Museo del Novecento Arengario, piazza Duomo, Milano L'appuntamento con il Museo del Novecento è per il pomeriggio del 6 dicembre, quando si inaugurerà, nell'Arengario di piazza Duomo, con una grande festa di musica e arte che si protrarrà fino oltre la mezzanotte (ultimo ingresso alle 24). Per i primi tre mesi l'ingresso sarà gratuito e chiunque lo vorrà avrà libero accesso alle 400 opere esposte, in gran parte veri capolavori, dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo all'Arte Povera e a Fabro, passando per il Futurismo, di cui si conserva qui una collezione senza eguali, il Novecento, Lucio Fontana e tutti gli artisti più rappresentativi del secolo passato, fino al 1968. «Un patrimonio della città - ha commentato il sindaco Letizia Moratti - che con questo museo diventa opportunità di conoscenza per tutti, ospitato in una delle più grandi opere europee dedicate alla cultura: un edificio che è parte della storia del XX secolo, destinato a diventare un punto di riferimento per i milanesi, rafforzando l'identità di Milano e, allo stesso tempo, il suo prestigio internazionale». Ottomila metri quadrati di superficie, 4200 dei quali espositivi, caratterizzati dal forte segno architettonico della rampa elicoidale che dal sottosuolo (con accesso diretto dal metro) collega tutti i livelli della "torre" dell'Arengario, il nuovo museo è stato pensato da Italo Rota e Fabio Fornasari come «un'installazione, non come un'architettura: uno spazio da visitare con il corpo per entrare in contatto con i suoi capolavori». Quella del Museo del Novecento sarà un'inaugurazione vera (il che oggi non è così ovvio), perché dal giorno successivo la città potrà disporre di una macchina espositiva (e non solo) perfettamente operativa, benché sia stata realizzata in meno di tre annidi lavori. Perché accadesse è stato necessario un lavoro corale, a cui hanno partecipato tutti, operando con tabelle di marcia ferreamente programmate, sotto la regia di Massimo Accarisi, direttore centrale dell'Assessorato alla Cultura, e di Marina Pugliese, direttore del museo, che con il suo staff e con il supporto del direttore dei musei milanesi, Claudio Salsi, e di un robusto comitato scientifico, ne ha messo a punto il progetto scientifico, portandolo a compimento nei tempi (strettissimi) previsti.