Bisogna essere coraggiosi nel trovare soluzioni che coinvolgano i privati anche stranieri Della squallida e tragica vicenda di Avetrana ho cercato di seguire il meno possibile, ma non ho potuto evitare di vedere in un Tg una intervista al volo ad uno dei legali, quello di Sabrina, in cui una giornalista, porgendo un microfono dal finestrino abbassato, coglieva al volo le parole del legale che era alla guida della sua auto, naturalmente senza cintura, con un cellulare distaccato per un momento dall'orecchio e che, dopo aver detto alcune non memorabili frasi, ripartiva riprendendo contemporaneamente la sua telefonata. Costui è, ribadisco, un «legale", alla luce delle immagini un ossimoro: un legale illegale. Una delle questioni nazionali, forse ancora più antica di quella meridionale è, in effetti, il rispetto delle regole, coadiuvato nella realtà contemporanea dalla vaghezza dei controlli. Un'altra questione, nutrita nei decenni di grandi annunci e altrettanto grandi polemiche è quella infrastrutturale, sia dal punto di vista realizzativo che, ancor più, da quello manutentivo. Lasciamo perdere il ponte sullo Stretto, che è ormai una favola che le nonne raccontano ai nipotini per farli addormentare. Trascuriamo anche la «variante appenninica» oggetto misterioso al punto che molti ormai si sono convinti trattarsi di una modifica della catena montuosa e quindi di impresa epica ma almeno secolare. Scendiamo nelle minimalia , si fa per dire, e parliamo delle strade delle città, dei crolli di palazzine più o meno fatiscenti in moltissimi centri urbani, della pressoché completa rinuncia ad una estetica media delle propaggini in espansione dei centri urbani, della latrina a cielo aperto intorno a Santa Chiara a Napoli, di un insieme di brutture e squallore che non può essere certo riscattato da qualche nuvola o grattacielo o museo ipermoderno che, ammesso siano belli, restano circondati da viali o strade trascurati, da pareti di palazzi affrescati da ignobili graffiti, da muri di automobili in stallo. In questo panorama accade che, oltre appunto alle case che vengon giù magari con gente dentro, crollino anche, come birilli, i resti di Pompei. Anni fa, in un'intervista con l'allora sovrintendente di Roma, Adriano La Regina, mi sentii rispondere a una domanda sulla grande quantità di ruderi e vestigia abbandonati al loro destino, coperti di vegetazione o ingabbiati sotto tettoie in eternit, che costellano la città che, in molti casi, era molto meglio studiare i reperti, farne una descrizione scientifica e poi ricoprirli, perché così erano più al sicuro. Pompei, che è stata dissepolta molto tempo fa, non fa certo eccezione alla regola nazionale della non manutenzione (oltre che del degrado) ed è certo ridicolo prendersela con l'attuale ministro che è, eventualmente, l'ultimo anello della catena. Purtroppo non sono tempi molto floridi anche a livello internazionale, altrimenti si potrebbe lanciare una grande campagna per la sponsorizzazione permanente di uno o più edifici dell'antica città. In cambio di un accurato e continuo intervento di manutenzione, sulla Via della Fortuna potrebbero spiccare discreti cartelli accanto a ciascuna struttura, con marchio, logo o nome del munifico sponsor, cui concedere anche, una volta l'anno, un ingresso a inviti per un party aziendale in apposita zona, riservato a clienti vip. Così come si potrebbe cercare risorse per la voragine del debito pubblico con una cernita oculata tra le centinaia di migliaia di pezzi che si impolverano nei magazzini di tutti i musei, di ogni genere, in Italia. Al museo San Martino di Napoli, anni fa, ma non molti, attraverso una porta sgangherata si potevano vedere rastrelliere di quadri avvolti in un manto di polvere. Forse adesso lo hanno messo a posto, ma un solo miracolo (tale mi sembrerebbe) non basta a fronte della deriva complessiva. E quindi spazio all'eresia: vendiamo, o affittiamo per 99 anni, un po' della gioielleria di famiglia, non la più importante, ma quella che nessuno usa, apriamo i parchi archeologici al contributo delle imprese, oppure, ricopriamo tutto quel che non possiamo curare come si deve. Il problema è che potremmo finire per interrare non solo i ruderi, ma anche molte realtà edilizie e stradali, urbane e paesaggistiche del paese in cui viviamo.
Pian pianino anche Pompei rischia di venir giù tutta
Il testo discute la mancanza di rispetto per le regole e la non manutenzione delle strutture e dei siti storici in Italia. Il testo cita l'esempio di Pompei, che non è stato adeguatamente curato e mantenuto, e che è stato lasciato a degrado. Il testo suggerisce che la soluzione potrebbe essere la sponsorizzazione di edifici e siti storici, in cambio di un intervento di manutenzione costante. Il testo critica la deriva complessiva che porta a interrare i ruderi e le realtà edilizie e stradali, e suggerisce che si debba trovare un equilibrio tra la cura e la conservazione e la necessità di utilizzare le risorse.
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