Al ministero una proposta della Federico II: architetti e ingegneri da specializzare sul campo La senatrice Diana De Feo: «Subito tetti in legno, grondaie e interventi sulla canalizzazione» «Pompei vive una vera emergenza, ma non da oggi. E i crolli degli ultimi tempi, per quanto causati dall'autunno più piovoso degli ultimi 80 anni, sono campanelli d'allarme che hanno cominciato a suonare. Adesso bisogna uscire dall'immobilità - dice la senatrice Diana De Feo, componente della commissione Istruzione e Beni culturali - e fare subito qualcosa». Lei da dove comincerebbe? «Lunedì porterò al ministero l'offerta di collaborazione che è venuta da Fabio Mangone, responsabile per il patrimonio della Federico II: la scuola di specializzazione di restauro del paesaggio è pronta a fare della salvaguardia di Pompei il programma di studio dei prossimi tre anni. Gli iscritti, ingegneri e architetti potranno lavorare per la irregimentazione delle acque, sui restauri mal fatti e sulla schedatura in base alle priorità di rischio. E' un segnale importante perché dice che a Napoli la società civile si sta svegliando». Qual è la principale emergenza di Pompei? «Pompei è fragile per sua natura: è una città costruita 20 secoli fa ed esposta agli agenti atmosferici da quando è stata riportata alla luce. Gran parte delle sue 1500 case erano costruzioni povere, tirate su non con lo scopo di durare 2000 anni. La minaccia principale viene dalla pioggia: le operazioni di scavo hanno distrutto l'originario sistema di canalizzazione delle acque. E credo che anche le case vadano protette: continuando con la sostituzione delle vecchie strutture di cemento armato con piattabande di legno, ma anche con degli infissi, ricostruiti sul modello di quelli originali, almeno nelle Domus più ricche di affreschi, e con un sistema di grondaie. Chiunque conosca Pompei sa che la manutenzione è stata da sempre negligente». Possibile che nessuno ne abbia responsabilità? «Io sono d'accordo con quanto Louis Godart ha scritto sul vostro giornale: la burocrazia, spesso, ha impedito ai nostri soprintendenti, studiosi validissimi che il mondo stima e ci invidia, di poter agire. Non mi sembra impossibile che Guzzo non sia riuscito a spendere diverse decine di milioni se è vero che anche la più piccola decisione comporta il disbrigo di almeno 11 adempimenti. Un soprintendente non può passare il suo tempo a firmare carte, deve avere la possibilità di agire subito, così come possono fare i commissari di governo». Secondo Godart non c'è bisogno di commissari per affrontare l'emergenza dei nostri beni culturali. «Allora ci vogliono nuovi regolamenti che diano più poteri ai soprintendenti. Ci vuole una legge speciale per Pompei». Servono anche fondi. «Lo so, li chiederemo a Tremonti, alla Merkel e anche ai privati: l'importante è cominciare a guardare ai beni culturali come strumenti dello sviluppo economico».
Pompei. Un patto con l'Università per garantire il restauro continuo
La senatrice Diana De Feo ha espresso preoccupazione per lo stato di conservazione di Pompei, che è fragile a causa della sua storia e della sua esposizione agli agenti atmosferici. La minaccia principale è la pioggia, che ha distrutto l'originario sistema di canalizzazione delle acque e ha danneggiato le case. De Feo ha proposto di creare una scuola di specializzazione di restauro del paesaggio presso la Federico II, che potrebbe lavorare per la salvaguardia di Pompei. Ha anche chiesto di aumentare i poteri dei soprintendenti e di creare una legge speciale per Pompei. Inoltre, ha richiesto fondi per la manutenzione e la conservazione del sito.
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