Riprendiamoci l'Italia Al teatro Quattro Mori quasi una chiacchierata fra amici Trovo normale che gli studenti facciano sentire la loro voce. Mi fa più senso pensare ai troppi anni di silenzio che ci sono stati LIVORNO. Bella atmosfera davvero quella che si è creata ieri mattina fra Luciano Ligabue e i 600 studenti livornesi che hanno riempito il teatro Quatro Mori. Verrebbe da dire un'atmosfera d'altri tempi, di quando si pensava che una risata avrebbe seppellito i mali del mondo. Complice il film dossier "Niente paura", che qualche brivido l'ha dato, e la grande comunicativa della rockstar di Correggio, un'ora e mezza è volata chiacchierando fra amici di proteste studentesche e di stato di salute del rock, di Costituzione e di immigrazione. È stato il critico musicale del Tirreno Franco Carratori (anche in veste di direttore artistico del Premio Ciampi), ad intervistare il cantautore sul palco del teatro labronico, alla vigilia della prima data del tour nazionale di Ligabue che parte stasera dal PalaLivorno. A seguire, una mitragliata di domande dalla platea. Ecco un concentrato del Ligabue pensiero. QUESTO PAESE È NOSTRO. «Non è solo lo spot promozionale del film "Niente paura". Sono parole che riflettono la realtà: il Paese non è proprietà di chi è chiamato a dirigerne le sorti. Chi ci governa dovrebbe in qualche modo essere alle nostre dipendenze, è una persona a cui abbiamo dato la nostra fiducia, ma non per questo possiede l'Italia. Bisognerebbe riappropiarci di questo senso di proprietà ma anche di appartenenza perché i destini di un Paese non li fa solo chi governa ma anche chi accetta le decisioni del governo oppure no». LA COSTITUZIONE. «Credo sia un documento modernissimo, attualissimo. È la carta che dovrebbe regolare i rapporti con lo Stato, i diritti e i doveri che ci assumiamo. È nata dopo la guerra, e si sente l'entusiamo del momento. Se uno la legge bene si rende conto che se questi diritti e doveri venissero applicati la convivenza sarebbe molto più civile. In realtà se tu leggi questi principi adesso hai la sensazione che sia una carta dell'utopia, del sogno». LA VOCE DEGLI STUDENTI. «Trovo normale che gli studenti facciano sentire la loro voce. Casomai mi fa più senso pensare ai troppi anni di silenzio che ci sono stati prima del movimento attuale. Questo va al di la del punto di vista sul decreto legge Gelmini. Io da cinquantenne sono abituato all'idea che far sentire la propria voce è importante, noi lo facevamo perché comunque ne andava della nostra idea di futuro, che dovevamo far capire come volevamo che fosse. Per questo penso sia non solo normale ma necessario che chi ha fra i 15 e i 25 anni, ossia chi sta per prendere in mano il presente per farlo diventare futuro, faccia capire come intende quel futuro. Quindi va bene protestare per mettere in chiaro le cose che non piacciono». IL RUOLO DELL'ARTISTA. «Buonanotte Italia è una canzone d'amore per il nostro Paese, e come tutti gli amori più intensi, è contrastato, perché io amo il mio Paese ma soffro per le condizioni in cui versa da tanto tempo, e soffro perché non sembra mostrare segnali di cambiamento, né capacità di modernizzarsi. Soprattutto sembra incapace di promettere un futuro: anche i politici che sono bravi a promettere sogni per il futuro, in questo momento sono incapaci di farlo. In tutto questo cosa può fare un cantante? Può esprimere le sue idee, far sentire la sua appartenenza, cercare per quanto possibile di suggerire che è l'ora di prenderci ognuno le proprie responsabilità». L'INTER E MOURINHO. «Sono da sempre un tifoso dell'Inter, e nel film per "Una vita da mediano" non a caso appare Zanetti. Quando un allenatore ti fa vincere non puoi non volergli bene. Anche se lo stile di Mourinho non è quello che preferisco. Certo, funziona perché come dicono tutti mette al riparo la squadra; ma io preferisco lo stile della discrezione. Resta il fatto che l'anno scorso ha fatto qualcosa di miracoloso». PELÙ E LA FINE DEL ROCK. Non sono d'accordo con Piero Pelù, che ha detto che il rock è moribondo, e a salvarlo sarà internet. Che il rock sia morto lo sento dire da quando ho cominciato a fare questo mestiere venti anni fa. Per me rock è il fatto di non avere pudore dei propri sentimenti, trovo che quando qualcuno è sfacciato nel raccontare le proprie emozioni, fa rock. Per esempio credo che Piero e Ghigo insieme siano capaci di fare rock, nel senso che questa cosa la sento nelle cose che hanno fatto. Non so quali sono gli strumenti adatti a tenere in piedi questo linguaggio, ma so che sicuramente serve il contenuto». DOMANDE DEI RAGAZZI. Né banali né facili: le domande dei ragazzi hanno chiuso l'incontro in bellezza. Come una chiacchierata fra amici, appunto. Non credi che ci sia il rischio che il film si incentri più sulla tua immagine che sul messaggio da far arrivare? «Può essere, questo film non l'ho fatto io; il regista ha cercato attraverso le canzoni un mezzo per raccontare le cose. Credo che ci sia anche gente che andrà a vedere questo film pensando che sia su di me. Questo è un problema di informazione, e non ci posso fare niente. Spero però che il messaggio di idee, ma soprattutto di sentimenti, che questo film porta arrivi a più persone possibile». Perché in un Paese con grandi artisti come te, Vasco, Baglioni, le radio al 70 trasmettono musica straniera? «Per quanto mi riguarda non posso lamentarmi, perché sono stato sempre trattato molto bene dalle radio. Sono scelte che penso abbiano a che fare con i target. Credo che purtroppo sia le radio che le televisioni facciano i palinsesti sulla base di quello che la gente vuol sentire e vedere, per vendere più contratti pubblicitari». «Ma te ne sei mai accorto che la tua canzone "Happy hour" all'inizio è uguale precisa a una dei Guns 'n Roses?». «Tu ti intendi di musica? Allora, se senti bene la canzone sentirai un suono uguale, il suono di una Gibson, però le note ti garantisco che sono diverse». Tuo figlio suona la batteria: cosa ne pensi dei bambini che vengono fatti salire su un palco e esibire in gare e concorsi in tv? Credo ci sia un tempo per tutto. Lenny ha suonato la batteria in una canzone del mio ultimo album, ma era un gioco, e non lo mostriamo mai in video. Personalmente sono contrario, credo ci voglia molta prudenza, perché chi prende confidenza con la tv da piccolo, poi quell'esperienza se la porta dietro tutta la vita, e si relaziona col mondo attraverso quella.
LIVORNO - La Costituzione è modernissima, peccato sia una carta più dei sogni che dei diritti
Ieri mattina, al teatro Quattro Mori di Livorno, Luciano Ligabue ha tenuto un'intera chiacchierata con i 600 studenti presenti, in un'atmosfera molto conviviale. Il cantautore ha parlato di proteste studentesche, di stato di salute del rock, di Costituzione e di immigrazione. Ha sottolineato l'importanza di far sentire la propria voce, anche se è normale che gli studenti facciano sentire la loro voce. Ligabue ha anche parlato della Costituzione, che considera un documento modernissimo e attualissimo, e ha sottolineato l'importanza di farla applicare.
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