Il direttore del Madre inaugura " 'O Vero", fotografie su Napoli. E fronteggia lennesima protesta Nuova mostra e sit-in di dipendenti in cassa integrazione Operai delle pulizie espongono uno striscione sulla facciata e chiedono garanzie I tassisti che accompagnano i visitatori della mostra scambiano la folla di giovani in attesa al portone del museo Madre per universitari in lotta. Gli imprecano contro: «Siete anche qua?». Qualcuno gli punta anche addosso, ma poi frena. A manifestare, tuttavia, non sono gli studenti. Un gruppo di dipendenti Scabec in cassa integrazione della ditta di pulizie strilla fuori in strada: «Il museo è sporco» e «vergogna». Ma arriva una volante della polizia e domanda al direttore Eduardo Cicelyn se ha bisogno di aiuto. Non è un buon momento. Il governatore Caldoro ha avuto parole aspre per il Madre e per chi lo gestisce. Cicelyn ascolta il racconto dellexploit del presidente della Regione che ha detto contrariato: «Nessun museo darte contemporanea è gestito così male. E per giunta il Madre deve aver scambiato la Regione per un bancomat». Il direttore del museo non batte ciglio, quasi si aspettasse la filippica. Ma quando apprende che alle parole avrebbero fatto seguito i fatti, e che una delibera avrebbe già cambiato ieri pomeriggio lo statuto della Fondazione Donnaregina di cui il Madre è parte, inserendo la clausola che apre ai privati, reagisce. È un commento a caldo, Cicelyn annuncia che comunque vuole vedere le carte: «Cambiare lo statuto - dice il direttore del Madre - è un tentativo di invalidare il consiglio di amministrazione. Ma non è possibile farlo: lo statuto può essere cambiato soltanto dal cda. E quanto ai privati, non cè niente di nuovo, era già così. Il nostro statuto, che si può scaricare da internet, prevede già da parte nostra la ricerca di fondi di privati. Il problema è trovarli». Non ne ha reperiti infatti il Madre. Così come non potè farlo a suo tempo il San Carlo. Periodicamente ritorna per i beni culturali il riferimento allingresso di capitali privati, in realtà difficili da incontrare in città. Un vernissage in mezzo alla tempesta. Non è la prima volta che un imprevisto turba il debutto dellarte, ma ieri sera più di una polemica ha accompagnato linaugurazione di "O Vero! Napoli nel mirino", mostra di fotografie su Napoli opera di diverse generazioni di reporter dellimmagine. Il direttore guarda fuori, sullultimo scalino del palazzo restaurato da Alvaro Siza. Continuano ad arrivare le urla dei dipendenti della ditta di pulizie. «Incredibile e scandaloso. Abbiamo appena corrisposto oltre 5 milioni alla Scabec che aveva un credito con noi. Ma ci siamo anche preoccupati di scrivere una lettera alla società di servizi in cui chiedevamo il reintegro immediato dei dipendenti cassintegrati. Che invece sono ancora qui a protestare. Anche perché devono aver saputo che abbiamo dovuto chiedere ad altri un intervento suppletivo per il vernissage di stasera. La ditta che lavora da noi funziona a ranghi ridotti, non ce la fa a tenere pulito tutto il museo». Arriva unaddetta stampa della Fondazione Donnaregina: «Mi hanno aggredito». Dopo poco però gli agenti disperdono i manifestanti. Limmagine richiama quella delle foto esposte nella mostra. Ce nè una in cui si vede una carica di poliziotti confusa e bloccata in mezzo a unesplosione di fuochi dartificio. Ma sembrano più le truppe di Guerre stellari che tutori dellordine in mezzo alle contraddizioni di Napoli.