Silvio Cemento picchia la mano sulla spalla di Tonino Cielo, e ridacchia soddisfatto. Le aree protette? I beni ambientali? La difesa del suolo? Tutto risolto, ormai. «Tonino, avete chiuso! Mo' a voi ecologici vi resta solo una possibilità: o vi uccidete subito, o vi lasciate morire a piccole dosi...». E sì, perché adesso il progetto Pompeyland non lo ferma più nessuno! «Tonino, ma lo sai quanti monolocali ci ricavo io a Pompei? Diecimila! Centomila! Un milione! Un...». «Ma tu sei pazzo...» balbetta spaventato Cielo: «Non puoi costruire a Pompei! Ci sono i vincoli della sovrin...». Alla parola «vincoli», Cemento scoppia in una risata che lo fa tossire, e fa cenno al suo avvocato da passeggio di spiegare lui come stanno le cose. «No, Tonino, permettete: voi vi sbagliate. Noi lavoriamo sempre con la legge alla mano! Mica ci volete accusare di essere abusivi, scusate...». Secondo l'avvocato Prono, la legge parla chiaro: ora a Pompei i restauri integrativi, le aperture di finestrini per i servizi igienici, i balconcini panoramici, le travi di cemento armato e i garage sotterranei per i ferrarmi sono legali. «Ritocchi a norma di condono, Tonino, mica abusi...». «No! Ditemi che sto sognando! Ditemi che non è vero...». «Ma perché? Non ti piacerebbe farti un week-end in un monolocale a Pompei? Pensaci, Tonino! Una seratina a Villetta dei Misteri, col falerno doc e le ballerine... Oppure un bel cubicolo nel bordello restaurato, con gli affreschi erotici rifatti con la pittura lavabile... O una festicciola in costume nella casa dei Vetti, coi panzarotti romani e le zeppole della Magna Grecia... Toni', senti a me: tu non sai che ti perdi!». Tonino Cielo si è afflosciato contro il muro, pallido, e mormora: «La compatibilita paesaggistica... La valutazone di imparto ambientale... La Costituzione dice che...». Cemento scuote la testa, scoraggiato. È possibile che Tonino Cielo sia ancora così arretrato? Le leggi cambiano, e un Paese dinamico non può certo fermarsi di fronte alle scioc-chezze ecologiche! L'ambiente sicuro? Con la legge Attila Bis viene stabilito che un ambiente con più di un centimetro cubo di verde a testa è nocivo per i vecchi, i bambini e le donne incinte. I siti archeologici protetti? La Attila Bis li inserisce finalmente nello sviluppo edilizio, e decreta il loro sfruttamento intensivo. La Costituzione? Quella si cambia e basta, non c'è problema. «Voi siete... È mostruoso... È...» biascica Tonino Cielo, sempre più pallido. «Tonino, scusate, ma voi siete duro di testa...» interviene Prono, e continua paziente: «È solo che il mondo cambia, Tonino, e che c'è di male se ci mettiamo al passo coi tempi?». E poi la Attila Bis non è mica una leggina per gli speculatori e gli abusivi! Tonino non ha letto che gli ecomostri saranno abbattuti? E allora! «Quindi gli ecomostri finalmente saranno abbattuti...» bisbiglia Tonino Cielo, speranzoso. «E certo, Tonino, puoi stare tranquillo: buttiamo tutto a terra! I templi a Paesturn, Castel dell' Ovo, la Costiera: tutto a terra, Tonino, tutto...». «Ma tu... Tu hai detto... Gli ecomostri...». Cemento non lo fa continuare e allarga le braccia, come un profeta. Basta con tutte queste rovine! Ma non lo vede Tonino come i templi rovinano la simmetria delle villette a schiera? E quelle quattro pietre vecchie di Castel dell'Ovo! Tonino Cielo lo sa quanti posti di lavoro darebbe un albergo di diecimila stanze al posto di quelle macerie? «E la Costiera io già la vedo rifiorire: con i monolocali scavati nella roccia, la discesa a mare, un solo porto turistico da Sorrento a Punta Campanella, i limoni di plastica che la sera si accendono a intermittenza, i finti anfiteatri romani nelle ville dei ricchi, le tenne con l'idromassaggio! Non è bello, Tonino? Non è un sogno che si realizza? Non è un grande futuro, quello che ci aspetta? Dimmi, Tonino, parla...». Ma Tonino Cielo è piombato come un sacco sul pavimento, e si limita a battere i denti. Dove potrebbe fuggire? Non gli viene in mente nessun posto sicuro, e mentre chiude gli occhi, stremato, gli arriva da lontano la voce dell'avvocato, mielosa e disgustata: «Eh, questi disgraziati proprio non lo vogliono capire che noi lavoriamo per il bene comune...».