LArengario di piazza Duomo è stato riconvertito dallarchitetto Italo Rota La collezione testimonia il ruolo centrale del capoluogo lombardo nellarte Qui Marinetti nel 1905 dichiarò guerra "al chiaro di luna specchiato nel Naviglio" (dalle pagine della rivista Poesia, incunabolo del Futurismo). Qui nel 1922 Margherita Sarfatti, la potente critica darte amante di Mussolini, riunì uno splendido manipolo di pittori reazionari nel nome di un altro "Novecento". Qui negli anni 30 nacque lespressionismo frondista di Corrente, nei 40 lastrattismo "concreto" del MAC. E nel dopoguerra Fontana tagliò le sue prime tele, mentre Manzoni inscatolava le sue prime "merde dartista". Capitale, con Roma, dellarte italiana del '900, Milano possiede una ricca collezione civica, ma fino ad oggi perdeva 2 a 0 la partita dei musei: là il Macro e il Maxxi, qui neanche uno. Dopo vari traslochi tra sedi inadatte, e a dieci anni dal concorso voluto dallallora assessore alla Cultura Salvatore Carrubba, il Comune colma una prima, vistosa lacuna inaugurando lo spazio dellArengario, lambizioso ma incompiuto palazzo fascista in piazza Duomo progettato nel 1936 da un poker di archistar del tempo (Portaluppi, Griffini, Magistretti, Muzio), decorato in facciata coi bassorilievi di Arturo Martini, riconvertito da uno dei più originali architetti italiani di oggi, Italo Rota (con Fabio Fornasari). Diretto da Marina Pugliese, costato tre anni di lavori e 22 milioni, il museo ha una superficie di 8000 mq, su tre piani collegati da scale mobili, metà destinata alle 400 opere, metà ai servizi: bookshop (Electa), ristorante, sala conferenze e cinema, laboratorio didattico, archivi. La prima sorpresa del neonato è il nome. Rinunciando alla tentazione dellacronimo, è stato battezzato semplicemente Museo del Novecento. Un felice "ritorno allordine" ribadito dalla linea grafica (novecentista), dalla nitida scansione degli spazi (pareti bianche, parquet chiaro), da un percorso puntualmente cronologico, integrato da sale monografiche (Morandi, De Chirico, Martini, Melotti, Burri, Manzoni, Fabro), dalle generose didascalie e dalle ragionevoli dimensioni del catalogo. La seconda sorpresa è il panorama. Dalle ampie vetrate dellArengario, Milano si riscopre bellissima. A suo modo, sintende. Un caotico, eppure magico collage di architetture storiche e contemporanee: il campanile medievale di San Gottardo sfida la Torre Velasca dei BBPR, labside bramantesca di San Satiro dialoga con la prima casa "brutalista" di Figini e Pollini. Una rampa elicoidale di sapore futurista (niente scale, per favorire i disabili) collega la metropolitana allingresso. A metà strada campeggia un quadro simbolo del passaggio tra Otto e Novecento: il Quarto Stato (1901) di Pellizza da Volpedo, lo sciopero di contadini piemontesi diventato icona e poster delle lotte sociali del "secolo breve". Forme classiche, tecnica divisionista, soggetto moderno. Presentato a Torino senza successo, venne acquistato da Milano attraverso una sottoscrizione pubblica. La prima sala esibisce i capolavori della Collezione Jucker, testimoni della sensibilità internazionale di una famiglia della borghesia milanese: Picasso (uno studio per le Demoiselles dAvignon), Modigliani, Matisse, Mondrian, Braque, Klee. Segue la sezione futurista, aperta da Boccioni: ben 21 opere (il nucleo più importante al mondo) tra cui Elasticità, manifesto del futurismo pittorico, e la famosa scultura Forme uniche della continuità nello spazio (una gemella è al MoMa). Accanto, sfilano altre celebrità: La bambina che corre di Balla, Il cavaliere rosso di Carrà. La sala del Novecento Italiano allinea ritratti (di Donghi, Funi, Casorati) e paesaggi: una periferia milanese di Sironi, La foce del Cinquale di Carrà, memoria delle estati in Versilia. La sezione Arte Monumentale illustra la fortuna, molto milanese, della Pittura Murale ("pittura sociale per eccellenza") al servizio dei cantieri del Regime: i cartoni di Carrà per gli affreschi del piacentiniano Palazzo di Giustizia, un gesso di Sironi per i bassorilievi del Palazzo oggi dei Giornali, allora di uno solo, il Popolo dItalia. Attraverso le varie declinazioni dellantinovecentismo (la Scuola Romana di Scipione e Mafai, lastrattismo comasco di Rho e Radice), si approda alla sala più spettacolare, quella di Lucio Fontana, dominata da due sorprendenti recuperi: linstallazione al neon che nel 1951 illuminava lo scalone donore della Triennale (e oggi si vede anche di notte da piazza Duomo), e il Soffitto spaziale (190 mq) dipinto nel 1956 per lHotel del Golfo a Procchio sullisola dElba. La sezione Informale-Gestuale (Vedova, Capogrossi, Novelli, Licini) chiude il cammino interno allArengario. Ora una passerella trasferisce il pubblico sulla manica lunga di Palazzo Reale, dove trovano spazio Arte Cinetica e Programmata (ai bambini piacerà perdersi nellAmbiente stroboscopico di Boriani), Pittura analitica, Nuove figurazioni (Baj, Schifano, Rotella), Arte Povera. Siamo nel Sessantotto, e qui comincia tutta unaltra storia. La racconterà un altro nuovo museo comunale, quello di arte contemporanea, disegnato da Daniel Libeskind per larea della vecchia Fiera. Ma il progetto stenta a decollare. Intanto il sindaco Letizia Moratti e lassessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory festeggiano questa inaugurazione. Domani a inviti, lunedì per tutti, dalle quattro del pomeriggio alluna di notte. E fino al 28 febbraio, lingresso sarà gratuito.
MILANO Dal Quarto Stato a Fontana a Milano il museo del secolo
Il Museo del Novecento è stato inaugurato nellArengario di piazza Duomo a Milano. Il museo è stato realizzato grazie a un concorso voluto dallallora assessore alla Cultura Salvatore Carrubba e ha richiesto 22 milioni di euro. Il museo ha una superficie di 8000 mq e ospita 400 opere darte, tra cui capolavori di artisti come Picasso, Modigliani, Matisse e Mondrian. La collezione è stata curata da Marina Pugliese e include opere di artisti futuristi, espressionisti, astratti e altri movimenti artistici del Novecento. Il museo ha anche una sezione dedicata allarte contemporanea, che sarà inaugurata in futuro.
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