Sedusse la capitale francese e Londra con la sua pittura elegante ma morì a soli 38 anni. Oggi una mostra lo ricorda al Petit Palais Giuseppe De Nittis, pugliese di nascita e napoletano di formazione, a trentanni era considerato da molti il più francese, il più sottilmente parigino dei tanti pittori stranieri che lavoravano nella Parigi della fine dellOttocento. Come il suo coetaneo Boldini, si era integrato perfettamente in quella società spiritosa, brillante e superficiale, animata da donne sottili, nervose ed eleganti come i purosangue che correvano a Longchamps, infatuate di Japonisme e avide di tutto quello che di nuovo e moderno si affacciava alla ribalta. Eppure quel mondo, che gli aveva decretato un successo lusinghiero in vita, lo dimenticò immediatamente dopo la morte. Lultima mostra parigina dedicata a Peppino De Nittis risale al 1886, due anni dopo la sua morte. Oggi, oltre un secolo dopo, nelle stravaganti scenografie del Petit Palais, così appropriate al tema, la Ville Lumière riempie una lacuna e offre al pubblico doltralpe il piacere di una riscoperta, che è quasi un risarcimento postumo, con la mostra Giuseppe De Nittis, la Modernité Elégante (Petit Palais Parigi. mostra e catalogo a cura di Dominique Morel e Emanuela Angiuli, fino al 16 gennaio 2011) Quando Peppino De Nittis parte alla volta della Francia è giovanissimo e ha alle spalle una solida fama di ribelle. Cacciato per indisciplina dallAccademia di Belle Arti di Napoli, riesce invece ad ambientarsi con grande facilità nel mondo delle capitali europee del denaro. Parigi e Londra lo accolgono dapprima con curiosità poi con entusiasmo. Simpatico, gentile, ospitale e generoso diventa amico di artisti e scrittori, è ricevuto nei salotti della aristocrazia e della finanza, e persino un personaggio scostante e diffidente come Edmond de Goncourt lo frequenta con evidente piacere. A Parigi e a Londra De Nittis dipinge la città: i boulevards affollati, il fiume, i grandi cantieri delle ricostruzioni post belliche, la buona società, le donne del gran mondo e le borghesi, gli ippodromi e i salotti. Un banchiere inglese gli ordina dieci vedute londinesi. Con la puntigliosa precisione di un Bellotto trasportato alla Belle Epoque, ma con limmediatezza di un contemporaneo della fotografia, De Nittis mette in scena i luoghi più significativi della città. I suoi paesaggi urbani sono spesso caratterizzati da un taglio vistosamente diagonale, un espediente che dona dinamismo e profondità a palcoscenici sui quali si muove un mondo contemporaneamente realistico e artificioso. Un manierismo compositivo che ricorda in qualche modo un altro particolare ricorrente nei suoi ritratti femminili, la posa sinuosa e lievemente ruotata che fa assumere alle sue modelle ritraendole di schiena. Ma quando torna in Italia, De Nittis ritrova un linguaggio del tutto diverso. In mostra a Parigi ci sono i pastelli realizzati durante una eruzione del Vesuvio. Studi di fumo e di nuvole di cenere, rocce laviche, sassi e lapilli, variazioni sottili e quasi astratte su colori plumbei. Questuomo ispirato e gentile, amico di Degas, di Manet, di Tissot, seppe guardare alle grandi correnti artistiche che si intrecciavano tumultuosamente nel suo tempo pur rimanendo fedele a se stesso e alle sue radici italiane. Mori giovanissimo, a soli trentotto anni, lasciando interrotta una carriera che avrebbe probabilmente potuto portarlo a livelli insospettabili.