PIAZZA ARMERINA. La Soprintendenza di Enna stronca il progetto di Guido Canali sulla copertura della Villa Romana del Casale. Negato il nulla osta all'architetto indicato dal coordinatore generale degli interventi, Vittorio Sgarbi, come l'autore dell'idea progettuale "che possiede tutte le caratteristiche necessarie ad assicurare la migliore conservazione possibile e la più godibile lettura del monumento. E invece no. La bocciatura da parte dei tecnici della soprintendenza ennese, il capo servizio dei Beni archeologici, Carmela Bonanno, ed il capo servizio dei Beni architettonici, Rosa Oliva, è stata totale. Intanto sulla previsione di pali dal diametro di 20 centimetri per le fondazioni delle strutture. "Risulta oggettivamente impossibile piazzare le-macchine perforatrici", scrive la Soprintendenza. Non solo. "Le acque di perforazione sarebbero causa di danni notevolissimi al prezioso apparato musivo pavimentale". Poi si passa ai pericoli legati alla messa in opera del cantiere. "L'eccessivo dimensionamento delle strutture di copertura, specialmente la doppia trave reticolare, alta ben 3 metri, sui due lati lunghi del corridoio della grande caccia, prefigura un cantiere estremamente complesso con potenziali elevati rischi per l'integrità del monumento", recita la nota a firma del soprintendente Salvatore Scuto. Ad essere messo sotto accusa anche "l'eccessivo ricorso a strutture verticali". Causerebbero gravi interferenze con la lettura della struttura architettonica del complesso monumentale. E siamo solo al terzo dei sei punti di contestazione già notificati al coordinatore generale Vittorio Sgarbi e al sindaco Maurizio Prestifilippo. Il quarto si sofferma sui criteri di fruizione del sito. Per i tecnici "non è chiaro come avverrebbe la visita per il godimento dei mosaici, se conservando le attuali passerelle ovvero articolando nuovi percorsi". Manca il riscontro progettuale. La stroncatura, poi, si sposta al sistema di illurninazione, "affidato esclusivamente alla luce artificiale". La luce naturale sarebbe una chimera. E quella proveniente dal Peristilio centrale "insufficiente ad illuminare i cubicula" .Infine "i problemi di umidità" legati all'uso massiccio di rampicanti previsti nel progetto e i pochi ruderi originari "ricoperti dai pannelli di rivestimento". Insomma un disastro. Il progetto per Scuto e collaboratori comporta "l'occlusione mimetica di una delle massime espressioni dell'ingegno positivo dell'uomo". "Una Villa nascosta", la definisce il sovrintendente. L'esatto opposto di ciò che doveva essere diretta espressione delle linee guida del critico d'arte dello scorso 5 agosto. Sgarbi affermava di "restituire la piena leggibilità della verità storica a artistica del monumento liberandolo dalla pesante intrusione costituita da tutte le sovrastrutture e le superfetazioni aggiunte nel corso degli ultimi 50 anni". "Il progetto Canali configge con quelle linee guida condivise da questa Sovrintendenza", conclude Scuto. Una voglia di liberazione dalla "ferraglia", così il critico d'arte ha definito l'attuale copertura Minissi, ribadita da Sgarbi tante volte. Al punto da aver sorpreso quanti, tra questi il sindaco Maurizio Prestifilippo, vedevano nell'opzione progettuale della coppia Lucio frizzino - Mauro Bellini, la tormentata cupola Fuller, l'idea migliore. Idea bocciata dallo stesso Sgarbi il 29 settembre scorso.