VENEZIA Il diktat è «fare sistema». Creare una rete condivisa di progetti per la promozione delle terre del Nordest. Una città diffusa nel territorio che si estende alle «Tre Venezie». All'indomani della firma del protocollo d'intesa per la designazione di Venezia a capitale della cultura 2019, si solleva un coro univoco da rappresentanti istituzionali e di enti culturali, intervenuti al XIV Salone dei beni e delle attività culturali per il primo incontro ufficiale post-candidatura. Ed è il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni a fissare le linee guida del programma: «E un progetto di sviluppo dove la cultura farà da attrattore economico mettendo in rete i grandi centri d'eccellenza. Io le definisco - prosegue Orsoni - le 3 emme: Mestre, mobilità e modernità. Venezia non è solo quella insulare ma tutto il territorio. Mestre può fungere da volano offrendo opportunità con il recupero di siti industriali importanti, e bisogna realizzare il collegamento tra tutte le istituzioni culturali del territorio: classiche e moderne». «Bisogna creare organicità nell'offerta culturale e negli interventi», gli fa eco Gabriella Belli, direttrice del museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, che auspica la realizzazione di un Museo delle Scienze: «Venezia darà luce al resto del territorio». Più in là si spinge Cristiano Seganfreddo, direttore di Fuoribiennale, che sfrutta un'immagine moderna: «Abbiamo un ottimo hardware - spiega Seganfreddo, parlando del patrimonio culturale del veneto - ma gira su un vecchio sistema operativo. Il 2019 è una targa, un riconoscimento, ma bisogna cambiare, l'innovazione passa attraverso l'economia della conoscenza: la sfida è riformare il territorio nella produzione, nella connettività e nell'alfabetizzazione culturale».